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SINODO – Ecco cosa dice il vero Sinodo

E’ stata pubblicata la Relazione ufficiale della prima parte del Sinodo sulla Famiglia (Sinodo straordinario), che contiene la sintesi delle riflessioni che si sono svolte e che porteranno alle conclusioni del “vero” Sinodo nell’ottobre 2015 (Sinodo ordinario), che si chiuderà con l’intervento di Papa Francesco.

La Relazione è un po’ differente dalla bozza (la Relatio post disceptationem) pubblicata una settimana fa e che avevamo commentato. Nonostante le molte critiche ricevute, leggendo paragrafo per paragrafo non avevamo notato alcuna affermazione controversa. L’unico limite, forse, erano delle affermazioni facilmente strumentalizzabili da parte di vaticanisti manipolatori, che potevano indurre in errore i fedeli, come infatti è accaduto. Nella Relazione ufficiale si sono perciò evitate le ambiguità, anche se non è bastato a fermare le menzogne sui quotidiani. Domani pubblicheremo un articolo sul Sinodo inventato dai media (potremmo farlo già oggi, ma mancano all’appello le prevedibili strumentalizzazioni di Marco Politi e Vito Mancuso, che certamente perverranno lunedì).

I media si sono unicamente soffermati sulle persone omosessuali e i divorziati risposati, tralasciando tutto il resto della Relazione. Invitiamo perciò a leggere la sintesi in modo integrale e nella fonte ufficiale. I quotidiani parlano ancora oggi di “aperture” del Sinodo ed invece non c’è stata alcuna apertura se con questo termine intendiamo cambiamenti di dottrina. Tanto meno ci sono state novità sul sull’invito ad accogliere persone lontane dalla Chiesa o che vivono situazioni “imperfette” di coppia: non esiste un solo documento ecclesiale che invita a rifiutare o allontanare queste persone, dunque non c’è alcuna novità nemmeno in questo.

L’unica novità è il cambiamento pastorale perché, se cambia il gregge (e i concetti di matrimonio e famiglia sono enormemente cambiati nella nostra società) anche il pastore deve trovare nuove strade per svolgere il suo ministero. E’ ben spiegato nella Relazione: «è opportuno apprezzare prima le possibilità positive e, alla luce di esse, valutare limiti e carenze», con lo scopo di condurre verso il matrimonio cristiano, questo è il principio generale. Entrando nello specifico: «Mentre continua ad annunciare e promuovere il matrimonio cristiano, il Sinodo incoraggia anche il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà. È importante entrare in dialogo pastorale con tali persone al fine di evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza. I pastori devono identificare elementi che possono favorire l’evangelizzazione e la crescita umana e spirituale. Una sensibilità nuova della pastorale odierna, consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze. Occorre che nella proposta ecclesiale, pur affermando con chiarezza il messaggio cristiano, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso. […] Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo». Se non si capisce il passaggio che abbiamo sottolineato allora è normale confondere l’approccio della Chiesa come forma di buonismo o cedimento.

 

MATRIMONIO NATURALE NON CRISTIANO.
Il Sinodo valorizza, oltre al matrimonio cristiano, anche il matrimonio naturale, ricordando che «il Concilio Vaticano II ha voluto esprimere apprezzamento per il matrimonio naturale e per gli elementi validi presenti nelle altre religioni e nelle culture nonostante i limiti e le insufficienze. La presenza dei semina Verbi nelle culture potrebbe essere applicata, per alcuni versi, anche alla realtà matrimoniale e familiare di tante culture e di persone non cristiane. Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano –comunque fondato sulla relazione stabile e vera di un uomo e una donna –, che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Con lo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana».

 

UNIONI CIVILI E CONVIVENZE.
Nella Relazione si conferma il giudizio presente nelle bozza iniziale: valorizzare gli eventuali tratti positivi in vista di un accompagnamento al matrimonio. Si legge: «In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano. In tal senso, una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale».

 

DIVORZIATI RISPOSATI.
La decisione su questo punto viene rimandata. Si legge innanzitutto che «le persone divorziate ma non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, vanno incoraggiate a trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato. La comunità locale e i Pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o è grave la loro situazione di povertà». Per i divorziati risposati, invece, «si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Diversi Padri sinodali hanno insistito a favore della disciplina attuale, in forza del rapporto costitutivo fra la partecipazione all’Eucaristia e la comunione con la Chiesa ed il suo insegnamento sul matrimonio indissolubile. Altri si sono espressi per un’accoglienza non generalizzata alla mensa eucaristica, in alcune situazioni particolari ed a condizioni ben precise, soprattutto quando si tratta di casi irreversibili e legati ad obblighi morali verso i figli che verrebbero a subire sofferenze ingiuste. L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del Vescovo diocesano. Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che “l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali”(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1735)». Questo paragrafo non ha avuto la maggioranza assoluta dei consensi tra i Padri sinodali.

 

PERSONE CON ORIENTAMENTO OMOSESSUALE.
Essendo un argomento che ossessiona la società moderna, dopo i lavori della commissioni interne sono state tolte alcune affermazioni che avrebbero potuto indurre ambiguità, anche se di per sé per nulla controverse («le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana», era scritto). Il paragrafo relativo ora dice questo: «Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso». Come si vede si è optato per citare direttamente documenti già noti della Chiesa, confermando che l’accoglienza alle persone omosessuali non è affatto una novità e non si tratta di una improvvisa “apertura”. Questo paragrafo non ha avuto la maggioranza assoluta dei consensi tra i Padri sinodali, probabilmente diversi preferivano lasciare le espressioni utilizzate nella bozza iniziale, anche a rischio di essere strumentalizzati.

 

METODI NATURALI E APERTURA ALLA VITA.
Nonostante tutti i vaticanisti se ne siano casualmente dimenticati, anche nella relazione ufficiale, il Sinodo ribadisce l’«apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. È su questa base che può poggiare un adeguato insegnamento circa i metodi naturali per la procreazione responsabile. Esso aiuta a vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa», invitando all’adozione e all’affido come scelta che «esprime una particolare fecondità dell’esperienza coniugale, non solo quando questa è segnata dalla sterilità». C’è anche un altro accenno all’apertura della vita: «Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire».

 

INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO.
Molto importante quando la Relazione spiega che l’indissolubilità del matrimonio non è dovuta alla forza degli sposi ma grazie all’aiuto di Dio: «l’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. In tal modo, Gesù mostra come la condiscendenza divina accompagni sempre il cammino umano, guarisca e trasformi il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce […]. Dio consacra l’amore degli sposi e ne conferma l’indissolubilità, offrendo loro l’aiuto per vivere la fedeltà, l’integrazione reciproca e l’apertura alla vita».

 

ALTRI PUNTI IMPORTANTI.
Questi i punti più salienti, ma si leggono ben altri spunti e riflessioni sulla famiglia. Interessante, ad esempio, quando si parla del «crescente pericolo rappresentato da un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola, facendo prevalere, in certi casi, l’idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto […]. Una delle più grandi povertà della cultura attuale è la solitudine, frutto dell’assenza di Dio nella vita delle persone e della fragilità delle relazioni. C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. […]. È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia».

I Padri sinodali parlano anche della «dignità della donna», che «ha ancora bisogno di essere difesa e promossa. Oggi infatti, in molti contesti, l’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore. Non vanno neppure dimenticati i crescenti fenomeni di violenza di cui le donne sono vittime, talvolta purtroppo anche all’interno delle famiglie e la grave e diffusa mutilazione genitale della donna in alcune culture».

Rispetto alla sessualità, si afferma, «nel mondo attuale non mancano tendenze culturali che sembrano imporre una affettività senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. Di fatto, la questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole che non aiuta sempre i soggetti a raggiungere una maggiore maturità […]. Molti sono quelli che tendono a restare negli stadi primari della vita emozionale e sessuale.

 

Concludendo ricordiamo ancora che il metodo pastorale nuovo è quello annunciato da Papa Francesco nell’intervista a “La Civiltà Cattolica”: «L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. E’ da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali». Ovvero: prima proclamare l’annuncio cristiano, aiutare gli uomini a raggiungere la fede vera, accompagnarli ad una reale conversione del cuore, solo dopo trarre conseguenze morali su come hanno impostato la loro vita (anche familiare). Probabilmente non ce ne sarà nemmeno bisogno, perché capiranno da soli la contraddizione e la bellezza del vivere anche l’esperienza sentimentale in modo realmente cristiano. Perché, spiega il Sinodo, «non va mai dimenticato che la crisi della fede ha comportato una crisi del matrimonio e della famiglia e, come conseguenza, si è interrotta spesso la trasmissione della stessa fede dai genitori ai figli. Dinanzi ad una fede forte l’imposizione di alcune prospettive culturali che indeboliscono la famiglia e il matrimonio non ha incidenza». Questo non significa che il metodo privilegiato in passato era sbagliato, ma che la società è cambiata e la Chiesa trova giustamente metodi nuovi per insegnare le stesse cose di sempre. Altro che legittimazione (si veda il termine mediatico “aperture”) del peccato.

Fonte:
Dal Sinodo nessuna apertura, perché non c’è mai stata chiusura | UCCR

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