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«Libertà religiosa a rischio». Gallagher: un diritto primario attaccato anche in Europa

«Nell’ultimo periodo, su scala mondiale, senza eccezione per il continente europeo, si è testimoni di come il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole». L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario ai Rapporti con gli Stati della Santa Sede non nasconde il momento difficile che la «libertà religiosa » sta vivendo anche oggi. Lo ha fatto nel suo intervento (introdotto dal rettore della Cattolica Franco Anelli) al convegno che su questo tema si è svolto all’Università Cattolica di Milano, frutto della collaborazione scientifica tra il dipartimento «Mario Romani» dell’ateneo e l’Universidad Panamericana. Una presenza, quest’ultima, piuttosto significativa visto che nel Messico laico e anticlericale dal 1926 al 1929 si combattè la «guerra cristera (o Cristiada)», cioè quando i cattolici imbracciarono le armi contro un regime che impediva la libertà religiosa. E proprio da questa «guerra» è partita la ricostruzione storica nella riflessione offerta dall’arcivescovo. Del resto proprio quella guerra la Santa Sede e il pontificato ha iniziato a vivere «quell’ostilità come spinta ad affermare la propria libertà, che trova una reale garanzia solo nel diritto alla libertà religiosa per tutti gli individui e per tutti i gruppi confessionali».

Una svolta che avviene sotto Pio XI, che «nell’anno 1937 nello spazio di dieci giorni pubblica ben tre encicliche », che hanno nella libertà religiosa il filo conduttore: la «Mit brennender Sorge» sulla Chiesa nella Germania nazista, la «Divini Redemptoris» sul comunismo ateo e la «Firmissimam constantiam» sulla situazione della Chiesa in Messico.
«È importante rileggere in parallelo queste tre encicliche che avevano lo scopo di far fronte alle ideologie anticristiane del tempo – commenta Maria Bocci direttore del Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di Scienze del territorio “Mario Romani” –, ma dove vi era però anche un ripensamento sulla capacità dei cattolici di incarnare la fede nel mondo contempora
neo, di vivere all’altezza dei tempi».

Dal passato al presente, il cammino è stato lungo e fruttuoso nella elaborazione teologica e culturale della Santa Sede, ma anche oggi non mancano «situazioni allarmanti», riconducibili «al permanere di Stati autoritari e non democratici». Ma anche in quelli di lunga tradizione democratica «la dimensione religiosa tende ad essere vista con un certo sospetto, sia a causa delle problematiche inerenti al contesto multiculturale sia per l’affermarsi ideologico di una visione secolarista, secondo cui le religioni rappresenterebbero una forma di sotto-cultura, portatrici di un passato da superare». Ecco che in questo quadro «nel solo biennio 2014-2015 – sottolinea Gallagher – l’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha ricevuto circa 1.700 segnalazioni di casi di intolleranza e di discriminazione contro i cristiani nel Vecchio Continente», tanto da spingere «l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ad approvare una Risoluzione nella quale si invitano gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sa accordata la protezione effettiva della libertà di religione». E che il cammino non sia concluso, lo sottolinea anche il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. «Questo contesto storico è stato del resto il terreno di cultura del fondamentale pronunciamento fatto dal Concilio Vaticano II con la Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae – ha detto Giuliodori –. Se quanto sancito in questa Dichiarazione costituisce una tappa fondamentale della riflessione sulla libertà religiosa, non possiamo dire però che il cammino sia concluso. Il suo pieno e universale riconoscimento incontra ancora oggi non poche difficoltà».

Insomma, conclude il «ministro degli Esteri vaticano», «il rischio più grave che corriamo di fronte a fenomeni di tale portate è quello di chiudersi in noi stessi, di cedere a quella “globalizzazione dell’indifferenza” tante volte denunciata da papa Francesco». Anche se, commenta il vescovo Giuliodori «proprio la storia ci insegna che, nonostante drammi immani e sofferenze atroci, la questione della libertà religiosa, proprio perché legata alla stessa natura umana, non potrà mai essere cancellata o soffocata, perché ne va della stessadignità dell’essere umano».

Fonte: Enrico Lenzi – Avvenire.it

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