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I giovani spezzini, la devianza e la criminalità

Un giovane spezzino su quattro consuma droghe, ma sono all’ordine del giorno anche risse, furti e autolesionismo

Lo scorso anno nella provincia spezzina ci sono stati più truffe, con un aumento del 20 per cento, e più furti d’auto, di scooter e di biciclette rispetto al biennio precedente. Sono rimaste stabili, invece, le denunce di violenza sessuale, i furti in abitazione e quelli contro la persona perpetrati in pubblica via, ovvero scippi, borseggi e furti nei negozi.
Sono alcune delle risultanze del rapporto annuale su sicurezza e criminalità in Liguria stilato da Stefano Padovano, professore di Criminologia all’Università di Genova e alla Cattolica del Sacro cuore di Milano, che sarà presentato domani, venerdì 17 novembre alle 17.30 all’Urban center. Nella diciottesima edizione, recentemente pubblicata da PM edizioni, il docente e ricercatore ha concentrato l’attenzione delle analisi sul “campo” riferite al tema dei minori e della devianza partendo dalle unità statistiche raccolte dalle Prefetture locali e convalidate dal ministero dell’Interno.

L’approfondimento è stato effettuato alla Spezia, ma quanto emerge sembra trasversale anche agli altri ambiti liguri. “Grazie alla somministrazione di un questionario anonimo rivolto a 543 adolescenti del più grande istituto secondario superiore spezzino – spiega Padovano – quanto emerge non sembra per nulla scontato: evidenti permeabilità con il disagio conclamato e di continuità con pratiche devianti. Tra i dati più significativi: quasi un ragazzo su quattro, tra i 13 e i diciotto anni, dichiara di consumare sostanze stupefacenti. Una percentuale più piccola ma altrettanto significativa che non nasconde di avere assistito o partecipato a furti, risse e danneggiamenti in gruppo, così come un giovane su tre frequenta coetanei che hanno praticato l’autolesionismo, mentre il 6 per cento dice di avere assistito a episodi di violenza famigliare”.

“Quanto si desume dalla lettura del rapporto – prosegue il docente – indica una direzione inequivocabile: stare alla finestra non è più possibile. Quanto non tradotto fino ad ora in ambito istituzionale non è giustificabile, mentre quanto è recuperabile non ammette altra perdita di tempo. Energie e professionalità ci sono, se accompagnate da ponderate programmazioni costituiranno un beneficio per tutti”.

Il report si delinea attraverso una serie di esplorazioni proprie della ricerca sociale di tipo qualitativo riferite all’esplorazione della condizione minorile. La ricerca si avvale di una serie di interviste in profondità rivolte ad adolescenti segnalati alla giustizia penale a causa della commissione di alcuni reati. Contemporaneamente, allo scopo di ricostruire il quadro generale dei minori adolescenti che frequentano i percorsi scolastici negli istituti secondari di secondo grado, è stato condotto un sondaggio sulla partecipazione a comportamenti devianti e sulla percezione del disagio su cui si misurano quotidianamente.
Le testimonianze (anonime) raccolte nel rapporto sono dirette, crude, sono racconti di adolescenti ai quali sembra essere stato negato il tempo di crescere.
“Ho sedici anni. L’anno scorso mi hanno segato. Ho la tipa. Da quattro mesi perché prima ne avevo un’ altra. Abbiamo sbroccato e ci siamo mollati. Vivo con mio padre – racconta uno studente all’uscita da scuola – e mia madre che stanno insieme. Mio padre sta un po’ nel suo mondo ma mia madre cerca di tenere tutto insieme. Vado allo stadio ma non sempre. Se c’è da far casino lo faccio ma anche no. Niente, a scuola mi sto rompendo. La scuola mi tiene unito alla ragazza che sto frequentando. Faccio un po’ di traffici per arrotondare. Arrotondo quei due soldi che mi danno i miei. Più per avere qualche soldo di più, Più degli altri si. Mi piace fare vedere che io posso fare più cose perché ho più soldi. Non ho interessi tipo fare sport o altre cose. Faccio il rap ma non appaio molto, sto più dietro ai testi che alla musica. Sono comunque nel giro locale di quelli che reppano, ho anche partecipato a un video che gira tantissimo sui social”.
Le priorità sono chiare e lasciano a dir poco perplessi. Ma sono al contempo il frutto di modelli sociali e terreno fertile per comportamenti contrari alla legge.

Nel capitolo successivo viene affrontato il ruolo dell’associazionismo sui temi delle vivibilità cittadine scaturiti dalle percezioni di ciò che costituisce degrado e insicurezza.

Infine, come ogni anno, a partire dalle statistiche ufficiali sulla delittuosità denunciata, il libro si completa di un terzo capitolo in cui si analizza l’andamento della criminalità in riferimento all’intero quadro regionale, accompagnato da un insieme di riflessioni protese allo sviluppo di proposte tecniche.
Quali sono le criticità le più presenti? “Le responsabilità individuali rispetto agli affari su cui lucrano le criminalità organizzate, la necessità di fare intersecare prevenzione, trattamento e reinserimento dai circuiti della penalità con quel che rimane dello stato sociale fino a farle diventare sfere interdipendenti, il ruolo vincente che potrebbe giocare il riassetto urbanistico nell’allentare le percezioni di insicurezza, il concetto di rigenerazione urbana, se coniugato alla prospettiva di ripensare gli spazi urbani in ordine alla domanda dei cittadini oltre che inseguendo progetti faraonici di cui beneficia soltanto una fetta residuale di cittadini. Ciò senza dimenticare i punti fermi: le violenze e i maltrattamenti rivolti a i più indifesi, donne e bambini”, conclude Padovano.

Stefano Padovano è criminologo di profilo socio-giuridico, già curatore scientifico dell’Osservatorio su sicurezza urbana e criminalità organizzata della Regione Liguria (IX, X, XI legislatura). Cura la supervisione dei progetti di ricerca e intervento su criminalità e devianza a supporto di autori e vittime di reato e svolge formazione professionale a tutte le figure professionali impiegate negli ambiti socio-criminologici: forze dell’ordine, educatori, mediatori, operatori sociali. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche tra articoli, curatele, monografie e collaborazioni giornalistiche locali e nazionali. Tra i libri più recenti si segnala: La sicurezza urbana. Da concetto equivoco a inganno (Meltemi, Milano 2021), Imperia, Liguria. La geografia del crimine (Aracne, Roma 2022). Insegna Criminologia e Sociologia del disagio e della devianza in ambito ministeriale, per enti privati e presso l’Università degli Studi di Genova e Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Fonte: Thomas De Luca | CittàdellaSpezia.com

 

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