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Il senso della preghiera

George Eliot non era una fervente cristiana ma nel suo primo romanzo (Adam Bede del 1859), ci dà una bella descrizione di cosa sia la preghiera. Mentre diventava conosciuta come predicatrice metodista Dinah Morris vive con sua cugina Hetty, la quale, appena diciassettenne e già riconosciuta per la sua bellezza, è innamorata, ricambiata, del nipote di Arthur Donnithorne, proprietario terriero locale. In un momento decisivo nell’amicizia di Hetty, le due donne, così diverse tra loro, si ritirano nelle proprie camere. Ma mentre Hetty fantastica sulle sue ambizioni, Dinah si raccoglie in preghiera.

La prima cosa che Dinah fece, entrando in camera sua fu sedersi su una sedia per affacciarsi sui campi placidi, oltre i quali sorgeva la grande luna appena sopra il bosco di olmi. Le piaceva quel pascolo, dove giacevano le mucche da latte e, accanto a loro, il prato, nel quale l’erba tagliata era posizionata in argentee linee ondulate. Sentiva la sua anima piena… pensò a tutte le persone care di cui aveva imparato a prendersi cura tra quei campi pacifici e che avrebbero avuto per sempre un posto nei suoi ricordi. Pensò alle lotte e ai problemi con cui avrebbero potuto confrontarsi nel resto della loro vita, quando lei non ci sarebbe stata e non avrebbe saputo nulla di quanto stesse loro accadendo. L’intensità di questo pensiero divenne troppo forte perché lei potesse continuare a godere della quiete muta dei campi al chiaro di luna. Allora chiuse gli occhi, affinché potesse sentire più intensamente la presenza dell’amore e di quella compassione così profonda e tenera che promanava dal cielo e dalla terra. Questo era il modo in cui spesso pregava in solitudine. Si limitava a chiudere gli occhi per sentirsi pienamente avvolta dalla presenza divina. Così facendo le sue paure e le sue premure nei confronti degli altri si scioglievano come cristalli nell’oceano tiepido. Era seduta in quel modo, perfettamente immobile con le braccia incrociate sul grembo e la pallida luce sul volto calmo, da dieci minuti quando venne scossa da un forte rumore.

Per comprendere questo passo andrebbero aggiunti un paio di elementi. Dinah conosce molto bene la Bibbia e il romanzo ci fa capire quanto la sua conoscenza del mondo, delle persone e degli eventi sia influenzato da espressioni e dal linguaggio biblico. Lei non soltanto si meraviglia del paesaggio inglese. Ma questo ha assunto la fisionomia di un paesaggio di salvezza. Allo stesso modo il suo essere familiare con le persone che appartengono a quel paesaggio non ha una mera finalità sociale o di interesse personale; lei vuole dare loro un aiuto pratico, fisico e spirituale. Eliot ci mostra il netto contrasto fra due donne. Nella stanza adiacente Hettie è seduta anche lei, ma davanti a uno specchio, rammaricandosi dei suoi inestetismi. Preferisce concentrarsi sulle sue fantasie sul lusso, di fuga e, addirittura, su un’autoindulgenza romantica.

Da questo passaggio si possono scegliere alcuni aspetti che sono importanti per la pratica di un tipo di preghiera meditativa. Comodamente seduta in una sedia in posizione verticale, le mani piegate sulle ginocchia. Solo guardando e lasciando che le cose si calmino. Il metodo che lei usa è interessante; come si vede dalla seconda parte della descrizione, si tratta di un ritorno a se stessi, ma per fare questo Dinah volge il suo sguardo sul mondo fuori, vasto e naturale, con gratitudine, uno sguardo contemplativo, che lo permette di parlare, realisticamente, della sua bellezza naturale, popolato di animali e esseri umani. In questo modo, raggiunge una fase ulteriore di consapevolezza interiore (adesso gli occhi sono chiusi), è in grado di percepire la presenza del divino. Questa consapevolezza viene convogliata attraverso le emozioni. In quanto Metodista le emozioni giocano una parte importante nella spiritualità di Dinah. Ma sappiamo, dalla sua franchezza e onestà, che in lei non c’è spazio per l’emotività (contrariamente a Hettie alla porta affianco). Le emozioni permettono a Dinah di entrare completamente nella pienezza della vita, nella sua ricchezza, così come la sua povertà e il bisogno. Infatti è sotto l’impulso di tale povertà e necessità, che viene spinta ad andare oltre l’ordine naturale a Dio e là dove la sua maturità emotiva le consente di rispondere pienamente alla presenza di Dio che l’abbraccia.

Fonte: Interris.it

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