Il rischio maggiore che la Chiesa intesa come corpo di Cristo può correre in questo momento è legato alla sovraeccitazione mediatica seguita alla morte di Papa Francesco e all’elezione di Papa Leone XIV. Ha scritto bene Giovanni Orsina (Il Giornale, 12 maggio), sovraeccitazione e bulimia dopo di che la gente non può aspettarsi dal nuovo Pontefice niente di meno di qualcosa di sensazionale. Ma Leone XIV non farà i miracoli, semplicemente farà il Papa come i suoi predecessori, fra i quali ci sono stati santi e meno santi, ma tutti hanno guidato i fedeli, ciascuno con il proprio stile, sotto la guida dello Spirito Santo, e così nonostante i peccati e il cattivo esempio eventuale dei suoi servitori, la Chiesa è sempre rimasta la via ordinaria verso la salvezza voluta dal Suo fondatore.
Un fedele cattolico dovrebbe preoccuparsi di sottolineare questa straordinaria continuità per cui la Chiesa da oltre due millenni predica lo stesso Cristo, le stesse beatitudini, gli stessi 10 Comandamenti, cercando di incarnarli nelle società che cambiano adattando il proprio linguaggio e il proprio stile pastorale in modo da rendere umanamente più efficace il messaggio di conversione. Questo è avvenuto anche con il 267° Pontefice, Leone XIV, che ha voluto segnare questa sua intenzione missionaria fin dal suo primo discorso letto davanti ai fedeli raccolti in piazza San Pietro.
Come è nostro stile, cercheremo di capire chi è e che cosa ha fatto e studiato, quali sono le sue caratteristiche spirituali e culturali, ma soprattutto accoglieremo il suo Magistero, così come vorrà esporlo. Cum Petro e sub Petro, lasciando ad altri la ricerca polemica di motivi di scandalo, di critiche perché non è come si vorrebbe che fosse, di contrapposizioni dialettiche con i suoi predecessori. Questo atteggiamento è già cominciato da diversi fronti. Mi limito a segnalare che nella storia del 900 sono stati canonizzati san Pio X, san Giovanni XXIII, san Paolo VI e san Giovanni Paolo II, tutti Pontefici con metodi e stili pastorali molto diversi, e tutti pastori della stessa Chiesa.
Piuttosto analizziamo il primo discorso di Leone XIV, scritto e pronunciato appena ricevuta l’elezione davanti ai fedeli di San Pietro.
La pace certamente è stata presentata come una priorità e tale lo è veramente, anche alla luce della guerra che sta scoppiando fra le due potenze nucleari di India e Pakistan. Certamente Papa Leone ha voluto proseguire gli accorati e ripetuti appelli di Papa Francesco perché finisca quam primum questa “terza guerra mondiale a pezzi”.
Dobbiamo prepararci a considerare come il tema guerra/pace sia diventato ormai centrale nella vita del mondo dopo il conflitto ideologico della Guerra fredda e la stagione della difesa dei principi non negoziabili accanto al risveglio del terrorismo fondamentalista nell’epoca della seconda parte del pontificato di san Giovanni Paolo II e durante quello di Benedetto XVI.
Cristo. Non darei come ovvio il ripetuto richiamo al Signore Gesù da parte del Papa, perché spesso i cattolici rischiano di dimenticarsene sopraffatti dal desiderio, peraltro comprensibile, di affrontare e risolvere i problemi umani. Papa Leone ha voluto dire che la pace di Cristo non è la stessa di quella degli uomini.
Il “male non prevarrà”. Anche questo mi pare un richiamo importante. Il male esiste e opera, anche se spesso è più comodo far finta di non vederlo sperando che ci lasci in pace. Ma non è invincibile, anzi è stato sconfitto dal sacrificio di Cristo. Dobbiamo soltanto portare il nostro piccolo contributo a ostacolare l’azione di Satana, il principe di questo mondo sciolto dalle catene.
Leone. Il nome è significativo perché ha voluto smarcarsi da possibili illazioni su di chi avrebbe voluto essere l’erede. Ha invece voluto riprendere un nome importante della storia della Chiesa. San Leone Magno certamente, vissuto nel V secolo nell’epoca delle eresie che ha dovuto combattere (pelagiani e manichei), ma forse soprattutto Leone XIII che non è, come è stato detto, il Papa sociale ma il Pontefice artefice di un programma straordinario di restaurazione culturale dopo la Rivoluzione del 1789 e le sue conseguenze. Certamente il Papa della dottrina sociale con la Rerum novarum del 1891, ma anche con la Libertas, l’Immortale Dei, l’Inimica vis e l’Humanum genus sulla Massoneria, la Sapientiae christianae, l’Aeterni patris sulla filosofia tomista, e decine di altre per un Magistero complessivo strepitoso.
Maria. Infine, la Madonna, con l’Ave maria finale, recitata da un Papa agostiniano che per questo solo fatto ci ricorda la teologia della storia racchiusa nella Città di Dio, la grande opera del dottore della Chiesa, padre dell’Occidente.
E’ così difficile professare la fede semplice ma autentica della “vecchietta” che ama il Papa, la stessa di san Giovanni Bosco che invitava i suoi “ragazzi” a dire Viva il Papa non Viva Pio IX, cioè a stare non con un Papa ma con tutti i Papi.
Alleanza Cattolica cercherà anche questa volta di fare così, di esprimere come è capace la fiducia in quello che Dio propone ai fedeli attraverso la costante guida di Pietro, il “dolce Cristo in terra”.
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