Sopra La Notizia

Il grido di libertà di Kara-Murza non è isolato, va ascoltato e sostenuto

Cambia il colore del metallo delle sbarre, ma resta la brutalità della “gabbia”. Separa la giustizia dall’ingiustizia, a ruoli invertiti. Da quel maledetto 24 febbraio 2022, ci siamo abituati (anche se in realtà non ci si può mai abituare) a vedere dentro le gabbie delle aule giudiziarie russe volti di donne e uomini, persone giovani o mature, dallo sguardo fiero e a volte perfino irriverente. Tutte e tutti consapevoli delle conseguenze della loro scelta di disobbedienza civile. Una disobbedienza umana. Che non cede al buio della ragione e all’abbandono di quel senso semplice e puro di civiltà e rispetto per le persone, al loro diritto di vivere in pace. Il mantra che accompagna il grido di questa resistenza civile è sempre duplice: « Pace in Ucraina e libertà in Russia».

Dopo gli arresti avvenuti ormai da diversi mesi, si vanno celebrando i processi a questi testimoni-baluardo di libertà di pensiero e di espressione. Ieri Vladimir Kara-Murza, prima di lui, Ilya Yashin, e insieme a loro, oltre a personalità politiche note in Russia, tanti giovani e donne come Alexandra Skochilenko. Questi ultimi forse più storditi e increduli delle persone più adulte e più attrezzate nel prevedere il delirio in cui il Cremlino di Putin avrebbe sprofondato il Paese. Nelle stesse ore in cui Kara-Murza ascoltava in Tribunale le accuse a lui rivolte – che ieri gli sono costate la condanna più dura mai comminata a un dissidente, 25 anni di carcere – l’orrore dei video con le decapitazioni di soldati ucraini veniva diffuso e rimbalzava in diversi social.

Due facce di una pagina di storia che vorremmo non avere mai visto né sentito. Non importa la veridicità del filmato e neppure le accuse reciproche di falsificazione. Conta il fatto che la brutalità irrompe ogni giorno anche nella quotidianità russa, cercando di sfondare il muro di resistenza della coscienza civile e dell’empatia umana. E conta che questo, nonostante gli sforzi del regime, non viene annientato. Non è un’illusione ottica, è una realtà che vede proprio nelle ultime settimane un nuovo articolarsi e svilupparsi della capacità di agire nella società da parte di chi in Russia è rimasto e non è disposto a tacere. Si scrive, si condivide, ci si incontra. Si costruisce, anche nella durezza della situazione e nella consapevolezza della necessaria attenzione per non incorrere nel passo falso e nella delazione.

Il sentimento della “guerra che non si può chiamare guerra” nelle case russe nel tempo sta cominciando a cambiare anche fra chi aveva inizialmente creduto alla versione ufficiale. Gli effetti della guerra, le mobilitazioni, i ritorni dei mutilati e soprattutto i non ritorni, l’impatto sul costo della vita – seppur più mite di quanto si sarebbe potuto immaginare – ci sono e si fanno sentire. Gli account digitali delle realtà dissidenti hanno sviluppato strategie comunicative che oggi puntano sulla diffusione di una semplice domanda: “Non stavamo meglio un anno fa, prima di questa cosiddetta operazione speciale?”

L’account dei “nastri verdi” continua a chiedere di insistere nel seminarli, perché è importante per mandare un messaggio alle persone: “Non sei solo a essere contro la guerra!”. Attraverso lo stesso canale, e altri a questo collegati, si è passati a organizzare un’ulteriore semina di scritte e disegni contro la guerra sui muri, con l’affissione di volantini nei condomini e alle fermate del bus. Testi che fanno domande e incitano a stare attenti alla nuova ondata di mobilitazioni. In ogni sito o canale YouTube dove viaggia la comunicazione libera campeggiano gli annunci sui Paesi in cui i cittadini russi possono ancora viaggiare senza visto (o con visti più facili). Continuano anche gli annunci che propongono la rapida acquisizione di una nuova cittadinanza. E, si sa, l’offerta risponde a una richiesta, che qui è quella di sfuggire all’arruolamento dei corpi spediti al fronte e delle menti che resistono alla fascinazione della guerra. Qualcuno anche in Occidente comincia ad accorgersi dell’esistenza di quest’altra Russia.

C’è chi, come “Avvenire”, lo fa sin dal primo momento, dando voce a coloro che in quel Paese si oppongono alla guerra e a un’oppressione cominciata molto prima del 24 febbraio 2022. Il grido di Kara-Murza: «La Russia sarà libera, ditelo a tutti», al pari delle lettere di Yashin e all’unisono con la voce mai doma del premio Nobel Muratov sono un appello rivolto anche a noi, alla società civile occidentale e alla politica, se si deciderà davvero ad ascoltare. La Russia non va spinta sempre più nell’escalation bellica e nella nuova “guerra dei mondi”, va aiutata a liberarsi.

Fonte: Raffaella Chiodo Karpinsky | Avvenire.it

Newsletter

Ogni giorno riceverai i nuovi articoli del nostro sito comodamente sulla tua posta elettronica.

Contatti

Sopra la Notizia

Tele Liguria Sud

Piazzale Giovanni XXIII
19121 La Spezia
info@sopralanotizia.it

Powered by


EL Informatica & Multimedia