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Mia moglie, un ologramma: il “love is love” porta al delirio

La storia di Akihiko Kondo che è uscito dalla depressione (per entrare nella follia) sposando un ologramma. La sposa immaginaria è una storia di solitudine e alienazione. Ma non è da biasimare: se “Love is love” allora si può provare amore anche per un ologramma. È una delle infinite variazioni della teoria del gender.

C’è chi si è sposato un robot, chi un lampadario, chi se stesso, chi – più tradizionalmente – una persona del proprio sesso e chi un ologramma. Il giapponese Akihiko Kondo è convolato a “nozze” con un ologramma di una cantante pop disegnata in stile manga: occhi e capelli blu. Il personaggio, assolutamente inesistente e di cui si è invaghito Kondo, si chiama Hatsune Miku ed è apparsa, sempre sotto le sembianze di ologramma, anche in alcuni concerti con Lady Gaga. Nel 2017 Kondo ha acquistato per 1.300 dollari un Gatebox che è sostanzialmente una teca in cui vengono proiettati gli ologrammi di personaggi di fantasia e con i quali è possibile interagire. Una delle svariate applicazioni dell’intelligenza artificiale che, in casi come questo, da intelligenza artificiale finisce per essere deficienza artificiale.

Il 38enne giapponese rivela che Miku lo ha strappato alla depressione – per gettarlo nella follia, aggiungiamo noi – a motivo di un periodo assai stressante sul lavoro. Kondo, dopo una relazione decennale, si è tanto innamorato del personaggio da volerlo “sposare” nel 2018, ovviamente tramite cerimonia simbolica in cui erano assenti familiari e colleghi e presenti solo una quarantina di amici conosciuti on line che, crediamo, non volevano perdersi questa stramberia. Il signor Kondo, la cui storia è tornata alla ribalta recentemente, si dichiara fictosessuale, ossia persona attratta da personaggi di fantasia.  È in buona compagnia infatti esistono anche i cartosessuali, persone attratte dai personaggi dei cartoni animati, booklosessuali se l’innamoramento vi prende per i personaggi dei romanzi, gamosessuali che riguarda i personaggi dei videogame, teratosessuali quando perdete la testa per qualche mostro e così via (c’è un’altra decina di insanisessuali su cui preferiamo tacere).

Gatebox rilascia anche veri e propri attestati di matrimonio, naturalmente con nessun valore civile. Per ottenere il consenso di Miku l’aspirante sposo ha dovuto anche farle una proposta di matrimonio. Lei ha acconsentito ma ha aggiunto: “Per favore trattami bene”. Miku si è presentata in abito bianco e lui in smoking.

Sul sito di Gatebox si può leggere: “Quando vuoi parlare dei tuoi problemi scegli qualcuno che non hai mai incontrato prima e non sai chi sia, o qualcuno di cui conosci la personalità e con cui sembra facile parlare? Abbiamo integrato personalità e mentalità nei nostri personaggi AI. E forniamo il servizio da due anni. […] Stiamo sviluppando e fornendo ai personaggi un’Intelligenza artificiale con una personalità e un’individualità con cui è facile relazionarsi.”

Kondo non è da biasimare: se “Love is love allora si può provare amore anche per un ologramma. Chi siamo noi per giudicare i suoi sentimenti? Si tratta in buona sostanza di una delle infinite variazioni della teoria del gender: l’amore non deve avere confini e, dunque, se si può amare e sposare una persona del proprio stesso sesso, non si vede perché non sposarsi un personaggio di fantasia. Insomma, date alcune premesse non si può che arrivare alle relative conclusioni. Inoltre, fa del male a qualcuno il sig. Kondo? Forse solo al buon senso, si potrebbe rispondere. Infine impedire di esprimere il suo affetto ufficializzandolo in un matrimonio sarebbe francamente discriminatorio.

Ma oltre alla polverizzazione del concetto di amore e di matrimonio – che in buona sostanza oggi va a certificare un mero sentimento – c’è un altro tema che emerge da questa bizzarra vicenda, il tema della realtà e della finzione. Come ha scritto Vanity Fair: “sua moglie non lo tradirà, non si arrabbierà per nessun motivo e non si ammalerà mai. Né morirà. Già, perché non esiste”. Kondo sa che sua moglie non esiste, ma grazie alle sue bambole, mangia e dorme con lei, fanno viaggi romantici, guardano insieme dei film. Miku non è reale, «ma i miei sentimenti per lei lo sono – dice -. Quando siamo insieme, lei mi fa sorridere. In questo senso, è reale». Il nostro 38enne ama proprio il personaggio in sé, non tanto la sua traduzione visiva in ologramma. Infatti Kondo si è comprato anche diverse bambole che la rappresentano, ma non adora la bambola, bensì l’idea del personaggio che evoca (qui alcune immagini di Kondo con la sua Miku).

Il fenomeno non è marginale e dunque è spia di un certo orientamento della coscienza collettiva che preferisce la fuga al combattimento. Infatti il deliro di Kondo pare essere condiviso da una decina di migliaia di persone in tutto il mondo che sentono le farfalle nello stomaco per qualche personaggio di fantasia. In Giappone esistono negozi dove comprare i vestiti di questi personaggi, i loro profumi, addirittura lettere d’amore. Un paradosso: tentare di rendere reale ciò che avvince perché irreale. Vi sono poi alcuni hotel che offrono pacchetti con trattamenti termali e cene per festeggiare anniversari o compleanni del personaggio immaginario.

Tutto questo cosa ci dice? Che come c’è qualcuno che preferisce alienarsi dal reale tramite droghe, internet o dipendenze varie, così Kondo ha preferito un mondo fantastico – colorato, gioioso e perfetto – al mondo reale – grigio, ansiogeno e molto imperfetto. Kondo ha scelto Miku, infatti, dopo tanti rifiuti da parte di donne in carne ed ossa. Miku è l’uscita di sicurezza dal reale quando questo ci fa soffrire. È uno dei temi del film Matrix: pillola blu o rossa? Meglio un’esistenza fittizia, ma piacevole, oppure reale ma dolorosa? Ma se si sceglie il fantastico, oltre a non vivere veramente ma solo virtualmente, si cade poi in una solitudine che dura cent’anni, perché ci si isola dal mondo e ci si lega a sogni, utopie che non hanno un cuore pulsante come le persone, ma solo tanti sterili bytes. Un modo splendido per atrofizzare l’anima  e soffocare la voglia di vivere.

Inoltre la scelta del signor Kondo rispecchia fedelmente la concezione odierna dell’amore. Il nostro 38enne giapponese ha affermato che è ben cosciente che Miku non è reale, ma i sentimenti che gli provoca sono invece reali. Dunque ama una finzione perché gli regala sentimenti reali: ciò che importa quindi non è chi o che cosa ti provoca delle emozioni, ma le emozioni stesse. Il ragionamento di Kondo in realtà è stato espresso anche da molti altri e ben prima di lui in riferimento non a ologrammi, ma a persone in carne ed ossa. L’importante è ciò che ti dà l’altra persona, non la persona in sé da amare, al di là che ti faccia stare bene o male. Un “amore” utilitarista, condizionato, non assoluto.

La sposa immaginaria, storia di solitudine e alienazione.

Fonte: Tommaso SCANDROGLIO | LaNuovaBQ.it

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