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l totalitarismo UE contro l’Ungheria e una legge giusta

Prosegue la falsa narrazione contro la legge approvata dal Parlamento ungherese che combatte la pedofilia e vieta pornografia e contenuti Lgbt per minori di 18 anni. Attacchi gravissimi dei leader dell’UE (da von der Leyen a Michel) e di 17 Paesi membri (Italia inclusa), in violazione dei Trattati. Oggi tocca al Paese di Orban, domani toccherà a chiunque si opponga all’agenda arcobaleno.

Nel giorno in cui il Parlamento Europeo ha approvato l’indegna e illegale Risoluzione Matic sul “diritto umano” all’aborto (378 voti a favore e 255 contrari, 18 gli astenuti) è andata in scena al Consiglio Europeo la condanna, senza alcun fondamento, dell’Ungheria per aver approvato una legge che punisce duramente la pedofilia e vieta l’indottrinamento Lgbt. Sarebbero questi gli eredi del venerabile figlio di Dio e fondatore dell’Ue Robert Schuman?

La grande menzogna ha preso posto nelle istituzioni europee e, ahinoi, in molte capitali dei suoi Paesi membri, tutti in fila per lapidare Orban e prendersi la medaglia del miglior promotore dell’ideologia Lgbt. Una pena. Della legge ungherese abbiamo detto: prevede la lotta alla pedofilia, l’incremento delle pene per gli ‘orchi’, la tutela dell’identità biologica, la protezione dei bambini, il divieto di diffusione e promozione di materiale pornografico tra i minori di 18 anni, un registro delle organizzazioni e dei progetti riconosciuti per la cura ed educazione dei bambini.

La narrativa massmediatica – palesemente falsa e smaccatamente ideologica, come già descritto sulla Bussola – ha dipinto le norme come “omotransfobiche”. Già questo avrebbe dovuto mettere tutti sull’attenti. Gettare discredito su persone e nazioni che combattono apertamente pedofilia e pedopornografia è parte del tentativo delle tante, troppe reti di pedofili che vogliono proseguire indisturbate con i propri abusi e omicidi. Ebbene, Orban (che difende i bambini) sarebbe l’“orco”, mentre la Commissione e il Parlamento europei sarebbero i paladini della giustizia, anche se non hanno proferito parola, né aperto procedure contro i Paesi dove pedofili e pedopornografi da anni fanno incetta di innocenti; le indagini degli ultimi anni mostrano il lassismo consolidato e le complicità autorevoli di Germania, Francia, Olanda.

Facciamo ordine in questo groviglio di menzogne. La legge ungherese è stata approvata il 15 giugno, con due terzi dei voti disponibili e un solo voto contrario, mentre l’opposizione socialista e liberale decideva di non partecipare al voto marchiando la legge come “omotransfobica”. Il 22 giugno alla riunione dei ministri degli Esteri comunitari, su iniziativa del Belgio (governo nel quale siede come vice primo ministro “Petra” De Sutter, primo governante transessuale della storia belga), 13 paesi hanno firmato una dichiarazione comune contro la legge ungherese (Belgio, Germania, Francia, Spagna, Irlanda, Olanda, Svezia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lussemburgo e Italia). La legge sarebbe stata, secondo i firmatari, “discriminatoria per le persone Lgbti, contraria ai valori e principi europei e la Commissione avrebbe dovuto usare tutti gli strumenti necessari per far rispettare le norme europee, sino alla denuncia alla Corte Europea”.

Il 23 giugno il presidente della Repubblica ungherese, János Áder, ha firmato la legge nonostante la richiesta di non farlo proveniente da Amnesty International, Human Rights Watch e varie organizzazioni Lgbt. Lo stesso giorno, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dichiarava di considerare la legge ungherese una “vergogna” e una lettera, con l’avvio di una formale procedura di contestazione del commissario della Giustizia, Didier Reynders, e di quello al Mercato interno, Thierry Breton, veniva spedita al ministro della Giustizia ungherese Judit Varga per avere spiegazioni esaurienti entro il 30 giugno. Il premier Orban rispondeva, definendo vergognose le parole della presidente della Commissione, in quanto: “… la legge ungherese recentemente adottata protegge i diritti dei bambini, garantisce i diritti dei genitori e non si applica ai diritti di orientamento sessuale dei maggiori di 18 anni, quindi non contiene elementi discriminatori”.

La falsa narrativa sulla natura e i contenuti della legge è proseguita su tutta la stampa dell’unico regime globale anche ieri, dal Guardian a Deutsche Welle, da El Pais a Le Monde. Ormai la macchina del regime era partita, violando tutte le regole minime di autonomia, riserva legislativa, trattati internazionali europei, autonomia decisionale e legislativa degli Stati. In questa polemica è chiara la pretesa europea, oggi verso Orban e domani verso chiunque altro: l’indottrinamento Lgbt deve essere promosso nelle scuole e sui mass media per tutte le età, per tutti i bambini e non solo dopo i 18 anni.

Ancor più grave, la scelta irrituale del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, di includere nell’agenda dei 27 leader europei il dibattito sulla legge ungherese, in aperta violazione ad ogni regola formale e informale del Consiglio e cedendo alle pressioni di 17 paesi (ai 16 iniziali – vedi lettera in foto – si è aggiunta l’Austria), Italia inclusa, e lobby Lgbt. Nonostante nella lettera di invito alla cena serale del 25 giugno dei capi di Stato e Governo non fosse menzionato l’argomento di discussione ungherese, il presidente Michel ha permesso già nella prima riunione di ieri attacchi contro l’Ungheria e la legge anti-pedofilia. Il Consiglio Europeo doveva decidere su questioni cruciali (immigrazione, rapporti con la Turchia, Russia ed EuroSummit su moneta e mercato), non doveva certo insultare l’Ungheria.

Ciononostante, nelle prime tre ore del vertice si sono ascoltati strali contro Orban; lo stesso invitato speciale alla riunione, Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha preso parte al processo sommario contro l’Ungheria. Il diktat a Orban è chiaro: abolisci la legge o esci dall’Ue. In prima fila gli scandinavi e i Paesi Bassi, oltre a quel Macron che, in casa sua, promuove la barbarica “Legge sulla bioetica”. Questa Ue, violando apertamente ogni Trattato vigente, ogni competenza nazionale e ricattando i Paesi sui fondi del Recovery e Next Generation, vuole imporre all’Ungheria la nuova dottrina Lgbt e spinge per un nuovo governo anti-Orban per le elezioni del 2022. Anche l’Italia sostiene, come visto, le procedure contro Orban. Questo significa che, una volta approvato il Ddl Zan, si imporrà l’indottrinamento Lgbt a tutti i bambini italiani, di qualunque età e con qualunque mezzo.

 

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