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DIVORZIO BREVE: Se innamorarsi è meraviglioso, riscoprirsi innamorato dopo una crisi è sublime

IL CASO DI ALBERTO E CRISTINA ALLA LUCE DEL DIVORZIO BREVE

“Il divorzio breve banalizza la separazione. La logica del bianco e del nero in una coppia in crisi non esiste: abbandonare un progetto di vita, un sogno, è terribile. Si passa da momenti di sconforto ad altri di ripresa. E la decisione finale, in molti casi, è figlia di questa incertezza. Del desiderio di non restare eternamente appesi”. Cristina e Alberto (i nomi sono di fantasia) ci mostrano le foto del loro matrimonio e poi quelle dell’ultima vacanza a Bali. Corrono 10 anni tra uno scatto all’altro e il loro volto è sempre sorridente. Sembra quasi impossibile che pochi mesi fa abbiano rischiato di perdersi. Tutto inizia verso la fine del 2011 da un sms intercettato per sbaglio da parte di Cristina; il testo del messaggio non lascia spazio a dubbi: suo marito ha una relazione con una sua collaboratrice. La donna chiede spiegazioni al marito e lui confessa: il suo rapporto extraconiugale va avanti da diversi mesi ma lui non ha mai pensato di lasciare la famiglia (insieme hanno due bambini), preferendo tenere “due piedi in due staffe” finché fosse stato possibile.

 La rottura è inevitabile: Alberto abbandona il tetto e va a vivere da solo, pensando, a quel punto, di proseguire la sua relazione con l’altra donna. Le cose cambiano quando, nel suo nuovo domicilio, gli viene notificato l’avviso di comparizione per la separazione giudiziale. “Mi sono reso conto dell’irrimediabilità della cosa – ricorda – in quel momento ero in una fase di riflessione. Invece quando mi è comparso davanti l’ufficiale giudiziario ho capito che stava davvero finendo tutto”. Decide di rimettersi in gioco, di provare a ricostruire e per prima cosa tronca la sua storia parallela, “è stato facile – sorride oggi – non era vero amore”. Ma questo gesto di riconciliazione non basta: Cristina è delusa, arrabbiata, vuole andare fino in fondo e ottiene la separazione.

Alberto non si arrende e dopo qualche mese propone alla moglie di riprovarci, almeno per il bene dei loro figli. “Mi scattò dentro qualcosa – racconta lei – e decisi che valeva la pena tentare. Ma non ero molto ottimista”. Lui si fa seguire da uno psicologo e si rivolge a un sacerdote per mettersi in discussione, avere consigli, capire sino in fondo cosa l’avesse portato a commettere quell’errore. Inizia così la seconda fase del loro amore, “la più bella. Perché se innamorarsi è meraviglioso, scoprirsi ancora innamorato dopo un momento di crisi profonda è sublime”. In quel periodo di prova i due sembrano tornare giovani: Alberto è romantico, la ricopre di attenzioni, di regali, la porta a cena fuori e in gita nel weekend. E Cristina, dopo l’iniziale riluttanza, torna a sorridere. “Ad aprile 2013 siamo tornati definitivamente insieme, dopo un anno e mezzo”, cioè sei mesi oltre il termine entro cui, secondo la nuova legge, chi ha ottenuto la giudiziale potrà chiedere il divorzio. Uno schiaffo alla famiglia e alla sofferenza di tanti coniugi.

Parliamoci chiaro: lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, decorsi 6 mesi (nel caso di consensuale) o un anno, non è automatico e tornare insieme è sempre possibile. Ma l’accorciamento dei tempi, oltre a facilitare di fatto sempre più unioni non sufficientemente ponderate, può favorire decisioni affrettate, prese magari sull’onda della rabbia e del rancore, con tutto il pregiudizio che può derivarne alla prole e alla serenità di marito e moglie. La stessa Cristina ci ha confidato: “Se ci fosse stato il divorzio breve probabilmente non avrei accettato di riprovarci. Se avessi visto profilarsi una soluzione più facile, nella situazione in cui mi trovavo, l’avrei afferrata al volo”.

Uno studio pubblicato tempo fa dall’Associazione matrimonialisti italiani sosteneva che ogni anno circa 6 mila separati tornano insieme. Una cifra minima rispetto ai 51 mila divorzi e alle 88 mila separazioni registrati ad esempio dall’Istat nel 2012 ma che è comunque considerevole se confrontata con quella dei matrimoni ricostruiti dopo lo scioglimento (poche centinaia ogni anno). In troppi non considerano quanto sia prezioso anche un solo nucleo in grado di rigenerarsi. Uno Stato dovrebbe esserne consapevole e mettere a disposizione dei suoi cittadini strumenti che favoriscano l’armonia. Invece concede scorciatoie. Senza contare che buona parte dei separati, sino a ora, decideva di restare sposata, per motivi affettivi, familiari o religiosi. Un trend destinato a essere spazzato via da una legge che rende l’unione tra uomo e donna un gioco e le responsabilità nei confronti dei figli un mero aspetto collaterale di una società sempre più avvelenata dall’egoismo.

Fonte: Interris.it

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