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Il Veneto e l’eutanasia

Dal governo della Regione Veneto un brutto segnale per chi crede che la politica abbia dei «valori etici primari», come ha detto il Papa ai parlamentari del Partito Popolare Europeo dal Gemelli, dove è convalescente

 

Cominciamo dai fatti. In Veneto arriva per la seconda volta, senza ostruzionismi, il “via libera” da parte dell’azienda sanitaria regionale e dal Comitato etico a una richiesta di verifica delle condizioni per poter accedere al “suicidio medicalmente assistito” di una donna di 78 anni.

Non è un incidente e più volte il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha dato il suo convinto sostegno a questa decisione, che va nella direzione di considerare la vita come un qualcosa di disponibile, non come un dono da promuovere e difendere sempre.

Non è questa la sede per entrare nel merito medico e giuridico della scelta della Regione, anche perché non sono temi di mia competenza. Da cittadino posso soltanto dire che da una Regione governata dal centro-destra mi sarei aspettato ben altre decisioni, come per esempio il potenziamento h24 dell’assistenza a domicilio ai malati terminali, oppure uno sforzo maggiore per dare attuazione regionale alle cure palliative, così come previsto dalla legge del 2010, mai veramente finanziata e attuata. Invece il Veneto ha preferito adeguarsi alle indicazioni dell’Associazione Luca Coscioni e delle forze ideologiche e politiche favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia.

Pertanto, l’unica osservazione che voglio fare è di natura politica e parte dal punto di vista dell’elettore che sceglie chi votare in base ad alcuni principi fondamentali del bene comune, fra cui appunto l’indisponibilità della vita dal concepimento alla morte naturale. Fino ad oggi l’elettore che aveva nel cuore questi valori ha scelto automaticamente il centro-destra, quasi senza pensarci, posta la grande differenza valoriale su questi temi con le altre forze politiche. Se così non fosse più, cioè se la situazione del Veneto non fosse un episodio, ma dovesse estendersi ad altri livelli, il problema si comincerebbe a porre seriamente.

È difficile spiegare perché un governatore così forte nei consensi abbia scelto di piegarsi al “politicamente corretto”. Convinzione personale? Sottomissione ai poteri forti europei, in vista di una importante carica in Europa dopo le prossime elezioni europee del 2024, come fece Gianfranco Fini anni fa, di fronte al referendum sulla legge 40 sulla fecondazione assistita?

Solo la sua coscienza può rispondere e noi ci fermiamo sulla soglia. Non senza ricordare, però, che in assenza di valori una linea politica diventa debole e poco lungimirante, perché può ottenere dei vantaggi momentanei, ma non dura. Il fallimento di tanti personaggi della politica negli ultimi anni è lì a dimostrarlo: quanti consensi elettorali hanno avuto Renzi, Salvini e Conte, e come hanno fatto in fretta a perderli? Nella società fluida di oggi, il voto è emotivo, cambia velocemente. Soltanto l’ancoraggio a dei principi fondamentali può garantire la permanenza di un certo consenso.

E propongo anche un semplice ragionamento politico: un elettore di centro-destra può anche non essere particolarmente sensibile ai principi della vita e della famiglia, ma non smetterà di votare per il centro-destra se questa coalizione politica sostenesse esplicitamente e con convinzione questi valori. Al contrario, potrebbe smettere di andare a votare unendosi ai tanti che già lo fanno, se non trovasse più i motivi ideali che lo hanno spinto a votare per il centro-destra fino ad oggi.

Fonte: Marco INVERNIZZI | AlleanzaCattolica.org

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