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Come può papa Francesco dire che Dio ama la famiglia tradizionale ma anche le persone Lgbt?

Non c’è contraddizione tra queste due forme d’amore. Ce lo insegna anche “Away”, la serie Tv di Netxflix ambientata in un futuro che è molto presente.

 

Una serie televisiva, che da settembre Netflix ha messo in campo, intitolata Away, contiene spunti interessanti per una riflessione sui rapporti familiari, in una prospettiva, certo non post-apocalittica, come quella di Lost in space, di cui abbiamo già parlato. Dal punto di vista meramente formale  questa produzione non raggiunge i livelli della precedente, ma sul piano delle intrazioni affettive risulta almeno altrettanto coinvolgente.

E ancora una volta la “famiglia” è costituita da un padre, una madre e (in questo caso) una figlia. Qualcuno di recente ha voluto denunciare una sorta di contraddizione nelle parole di papa Francesco, il quale, a margine dell’udienza generale del 16 settembre, incontrando i genitori di giovani LGBT, dell’associazione “Tenda di Gionata”, avrebbe detto: “Il Papa ama i vostri figli così come sono, perché sono figli di Dio. La Chiesa non li esclude perché li ama profondamente”, mentre, rivolgendosi in più occasioni al Forum delle Associazioni familiari, ha confermato che la famiglia “immagine di Dio” si rispecchia nel rapporto uomo/donna, secondo il paradigma biblico della creazione. Ma non c’è alcuna contraddizione, per il semplice fatto che nel primo caso si guarda alla persona e alle sue relazioni, nel secondo alla cellula della società, prefigurata nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Il fatto che, in alcuni prodotti di fantascienza, come quelli su citati, la famiglia venga rappresentata esattamente come nella tradizione ebraico-cristiana, ci conforta e ci fa riflettere, anche a proposito delle metamorfosi che le relazioni affettive vivono nell’oggi della storia. Mi limito, senza fare troppo spoiler, a tratteggiare tre motivi fondamentali della serie Away.

Il primo, già indicato, sta nella configurazione nel nucleo familiare da cui parte Emma Green, interpretata da Hilary Swank, per una missione delicata e rischiosa verso Marte. È una famiglia decisamente tradizionale, ma proprio per questo aperta al futuro, con il marito e la figlia adolescente. Il primo Matt Logan, intrepretato da Josh Charles, l’altra Alexis Logan, interpretata da Talitha Bateman. Il supporto alla donna astronauta, chiamata a dirigere la missione internazionale è offerto proprio dalle sue persone più care: il marito e la figlia.

Il secondo motivo sta nel fatto che i rapporti non sono sempre armoniosi e pacifici, ma spesso conflittuali. E ciò accade sia all’interno dei rapporti familiari, sia tra quelli dell’equipaggio (conflitto di civiltà? Direi piuttosto di poteri), composto da una cinese, un russo, un indiano un ebreo di origine ghanese, che porta con sé la Torà, attraverso la quale, più che al cielo, dice di voler rimanere connesso alla terra. Conflitti drammatici gli uni e gli altri, coi quali imparare a coabitare, prima ancora che a superarli.

Il terzo motivo lo rinvengo nella necessità di lasciar andare chi si ama, perché possa ritornare. Commovente il passaggio in cui Alexy, fingendosi suo padre, appena uscito da una grave operazione al cervello, dice alla madre, che vorrebbe rientrare, prima di imbarcarsi dalla Luna per Marte, di andar via, per seguire la sua missione/vocazione, da cui dipende il futuro dell’umanità. L’amore per l’umanità e il futuro non è quindi alternativo rispetto all’amore per le persone prossime e il presente. Il tentativo di coniugare questi due amori, che de André direbbe, uno di cielo, uno di terra, è ciò che la serie cerca di rappresentare, ma che noi spesso siamo chiamati a vivere nel quotidiano delle nostre esistenze.

Ciò che fa pensare è perché per percepire l’autenticità della famiglia dobbiamo ricorrere alla fantascienza, mentre la cosiddetta scienza e il presente lo mistificano e lo occultano?

Fonte: Pino Lorizio | FamigliaCristiana.it

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