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Se c’è solo l’Europa negli occhi del cronista

Caro direttore, la sorpresa è stata grande. Davvero grande per chi come me, da anni vive fuori dal Paese dove è nato e perciò non ha più contatti costanti con i quotidiani italiani, a parte quelli che frequento con le mie riflessioni dal Sahel, in terra d’Africa. La sorpresa è derivata dalla lettura dell’articolo, apparso su ‘Repubblica’ del 25 luglio, sotto a un titolo esplicito e significativo: «L’esodo dei migranti dal Niger all’Italia. E i militari francesi fanno finta di nulla». Una sorpresa che l’articolo conferma e rafforza per un tono generale e con una serie di affermazioni che da convenzionali si trasformano via via in pericolose espressioni di sintonia coi venti dominanti del sistema. Colpisce la scelta di parole e concetti.

L’«esodo», il contrasto della migrazione in sé col pretesto della lotta al traffico umano, i numeri citati (291mila migranti) e soprattutto la convinta affermazione di un fatto dato per scontato, e cioè che le frontiere dell’Europa si trovino nel Niger. Su queste basi il giornalista costruisce e propone il suo giudizio negativo sull’atteggiamento ‘passivo’ dei militari francesi presenti nella zona. Ripeto: la sorpresa è grande, per la tribuna da cui arriva questa lettura dei fatti. L’«esodo» evoca e prefigura, con un’immagine biblica, possibili «invasioni» sulle italiche sponde. L’assunzione di una disperata categoria di «migranti» si fonda sulla considerazioni di costoro non come soggetti umani, ma solo come passivi oggetti nelle mani di commercianti di carne d’uomo e di donna. E, infine, la naturalezza con cui si dà per assodata l’esistenza di frontiere esteriori dell’Europa unita in terra d’Africa. Tutto questo messo in campo per suffragare il giudizio negativo su un atteggiamento di militari francesi.

Torno sulle cifre fatte. Cifre del tutto improbabili. Chi mai ha contato e censito i «291mila» migranti nel 2016 e chi mai ha contato i «22mila» finora partiti, quando nel Niger dove vivo, proprio qui, proprio adesso, la migrazione è diventata un atto criminale? Com’è possibile parlare di file di camion pieni di migranti quando nel frattempo ad Agadez autisti e passeurs stanno ‘scioperando’ per mancanza di lavoro? E perché mai, e con quale autorità, i militari francesi dovrebbero controllare i transiti in terra nigerina di coloro che si arrischiano a prendere strade più pericolose e più onerose a causa delle restrizioni imposte ai viaggi ‘regolari’ delle persone nate in questa parte del mondo? Dovremmo ricordare tutti, invece, alcune cose che, rasentando la banalità, rappresentano comunque punti di riferimento e che il fenomeno migratorio evidenzia. E sentire il dovere di dirlo dopo aver letto un articolo di ‘Repubblica’ per me – lontano, ripeto, dall’Italia da anni – è una sorpresa grande.

1) Si parla troppo dei migranti come oggetti in mano a trafficanti e non si dice nulla sulle motivazioni che possono spingere a migrare altrove, anche a rischio della vita. 2) Neppure viene accennato al fatto che emigrare ‘regolarmente’ è oggio praticamente impossibile viste le condizioni attuali dei visti d’ingresso. 3) La Francia, come l’Italia e come ogni altra potenza straniera, in Africa bada soltanto ai propri interessi. 4) La dichiarazione universale dei diritti umani riconosce il diritto alla mobilità, che implica la possibilitàdi lasciare anche il proprio Paese. 5) Noi italiani dovremmo saperne qualcosa, milioni di connazionali hanno lasciato il nostro Paese. 6) Il Niger fa parte dello spazio Cedeao, l’Africa Occidentale, nel quale è prevista la libera circolazione di beni e persone. E non ha alcun diritto di fermare persone migranti ad Agadez o ad Arlit, molto lontano dalle frontiere con Libia e Algeria. 7) Non tutte le persone che in Africa stanno migrando hanno intenzione di raggiungere l’Europa. Davvero, la sorpresa è grande. Vedo che l’Europa che non ha capito che il tempo del colonialismo è terminato e che il ‘bastone e la carota’, segno distintivo della politica occidentale, come affermato dall’autore dell’articolo in questione, non funziona più… La delusione è grande come la sorpresa: proprio non abbiamo capito la direzione della storia e il senso vero della Repubblica.

Fonte: Mauro Armanino | Avvenire.it

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