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Ipertecnologici, ma insonni e bullizzati: ecco i bambini digitali

La denuncia di pediatri e associazioni. Umberto Rapetto avverte a Interris: “La continua sollecitazione modifica la psiche”

Bambini ipertecnologici, ma sempre più insonni e soggetti al cyberbullismo. È il quadro dei giovani italiani  che emerge dall’indagine “Adolescenti e Stili di Vita”, condotta con l’Associazione Culturale Pediatri e l’Osservatorio Permanente Giovani ed Alcol e realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard, che ha preso in esame oltre 2000 studenti di terza media. Secondo la ricerca, circa il 60% degli intervistati dichiara di aver avuto un cellulare fra i 10 e gli 11 anni. Oggi, l’utilizzo dello smartphone è anche funzionale ai social ed alle app di community: il 54% degli intervistati inizia ad usarli fra gli 11 e i 12 anni, il 12% prima dei dieci anni. “C’è da sottolineare una tendenza ad avvicinarci in età prescolare,  cosicché i minori vengono parcheggiati non più davanti ai televisori ma ai dispositivi elettronici, che sono molto più interrativi dei televisori – afferma a Interris Umberto Rapetto, Generale della Guardia di Finanza, già comandante del Gruppo anti-crimine tecnologico – . Questo viene fatto senza la coscienza che questa forma di indipendenza che si vada ad instaurare è molto preoccupante” ha aggiunto.

Dipendenti da internet

Il documento avverte dai rischi di dipendenza dal web. L’allarme era già stato lanciato un mese fa al Web Summit di Lisbona, dove Justin McLeod, fondatore e CEO dell’app di dating Hinge, ha comparato la dipendenza da smartphone a quella da sostanze stupefacenti: “Non credo che il cervello riconosca davvero la differenza, ma otterrà le stesse ‘botte’ neurochimiche sia quando avrà a che fare con uno shot di alcol o una striscia di cocaina, sia quando si tirerà fuori il telefono per controllare le ultime notifiche push” ha detto McLeod, che ha un passato da tossicodipendente. L’allarme è stato lanciato anche in Italia: “Si parla di internet addiction, di vincolo stabile nei confonti degli strumenti che consentono di navigare online o di avere opportunità di intrattenimento come i videogiochi, dimenticando che la continua sollecitazione, da quella visiva a quella acustica, sono un fattore che va a modificare la stabilità psicologica di chi, giovanissimo, non ha ancora gli anticorpi per poter dosare l’acquisizione di emozioni nel quotidiano. Non meraviglia che i giovani presentino, dunque, un’instabilità di carattere emotivo” è il commento del generale Rapetto, per nulla meravigliato che un abuso dello strumento si rifletta nel ritmo veglia-sonno del giovane: “Molto spesso l’utilizzo di questi strumenti avviene in orari che non sono adatti per la fruizione di questo contenuto” ha detto.

Giovani sempre più insicuri

L’utilizzo di app e dei social network costante porta, inoltre, i giovani a scontrarsi con le loro insicurezze: “L’essere sempre in vetrina e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri li rende insicuri al punto da modificare il modo di comunicare tra loro”  ha affermato all’Ansa Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza. Tutto questo genera derive sociali, come il cyberbullismo. Rapetto, che ha fondato il Gruppo Anticrimine Tecnologico, asserisce con fermezza la gravità di questa tendenza: “Chi ha prepotenza trova nello strumento digitale un rafforzamento. C’è chi riesce a utilizzare uno smartphone come una pietra da lanciare e ogni messaggio diventa una sassata. Questo – sottolinea – fa sì che ci sia un incremento del fenomeno del cosiddetto flaming [cioè la tendenza a reiterare insulti e offese via web, ndr]  ed è facile che questi strumenti vengano soprattutto proiettati al futuro, e non considerati come una manifestazione istantanea“.

Fonte: Marco GRIECO | InTerris.it

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