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Don Fabio Rosini: ecco perché i Comandamenti non sono ordini

Non siamo sudditi di Dio

Comandi? No, Parole. E la differenza tra parola e comando, spiega Don Fabio Rosini a Vatican News (22 febbraio), è quella fra la relazione e l’estraneità.

La «distinzione», sottolinea don Fabio, «viene illuminata profondamente e cambia tutta la prospettiva della fede nel Dio di Gesù Cristo: un Padre, non un tiranno. E questa distinzione è il passaggio dal falso cristianesimo al cristianesimo autentico».

Don Fabio spiega questa differenza nella prefazione – per le edizioni San Paolo – del libro intitolato “Le Dieci Parole“, che racchiude il ciclo di catechesi che il Papa ha dedicato al Decalogo fino al novembre scorso.

La logica dell’obbedienza

Dio come un saggio Padre. Non è un caso, nota il sacerdote, che la parola figlio sia la più ripetuta probabilmente in tutte le catechesi. «Il poter ricondurre tutta la logica dell’obbedienza a Dio da una mentalità da sudditi ad una fiducia da figli – sostiene Rosini – dipende dall’immagine che si ha di Dio».

Non siamo sudditi dunque, ma figli e il Decalogo non è «l’istruzione fredda di quello che va fatto, ma sono il rapporto di un Padre col figlio, un Padre che istruisce il Figlio sulla vita e nel momento stesso in cui gli parla della vita, in realtà sta entrando in relazione con lui per crescerlo, per allevarlo».

“Gioiose scoperte”

Attraverso le udienze, attraverso le Dieci Parole prende forma la vita dei figli di Dio. Le Dieci Parole sono, pertanto, «gioiose scoperte» che suscitano, come motore interiore, l’attrazione verso il cambiamento e non i sensi di colpa e questo perchè, evidenzia ancora don Fabio, «il cristianesimo è propositivo molto più che contenitivo».

«Non abbiamo tanto da fare ramanzine a questo mondo già abbastanza dolorante di suo, abbiamo da proporre una vita diversa: per questo quando uno legge la Parola di Dio è esortato a vivere non a negarsi. E’ l’amore la nostra chiamata!».

La “doppia” fatica

Tuttavia, conclude Rosini, ciò non significa che non ci siano impegni, nè fatiche nei Comandamenti proposti dal Papa, però, distingue il sacerdote, «da una parte esiste la fatica di chi deve compiere un dovere, dall’altra c’è la fatica di chi è innamorato: quando ad una cosa tengo veramente la faccio anche in mezzo a mille sacrifici e la faccio con piacere. Quando l’impostazione è quella dell’amore allora nulla mi è pesante!».

Fonte: Gelsomino DEL GUERCIO |  Aleteia.org

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