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Guerra in Ucraina, Papa Francesco non si arrende: “Incontro Putin-Zelensky”

Con la mediazione degli Emirati Arabi – Bergoglio ha chiesto di organizzare il faccia a faccia al vertice sul clima di novembre. “Leader della terra ascoltateci”

L’argentino non sa arrendersi. Papa Francesco chiede aiuto agli sceicchi per organizzare l’incontro impossibile e far sedere allo stesso tavolo i due presidenti di guerra: Putin e Zelensky. Quella che ha definito la sua “offensiva di pace”, per mettere fine al sangue d’Europa, Francesco la fa proseguire con l’aiuto degli Emirati Arabi. Proprio ad Abu Dhabi, nel 2019, firmò il documento sulla “Fratellanza umana”, aggiungendo alla sua lunga lista di tabù abbattuti anche questo: è stato il primo pontefice della storia a visitare la penisola araba.

Una conferenza di pace mondiale potrebbe essere organizzata negli stessi giorni del ventottesimo summit della Cop28, la conferenza internazionale sul clima che si terrà a novembre prossimo e avrà luogo, per la prima volta, a Dubai, nel Golfo Persico, regno delle energie fossili che galleggia sui petrodollari. Mentre dietro le quinte, di concordo con le capitali europee, continua il lavorio del cardinale Parolin e del cardinale Zuppi (che dopo Kiev, Mosca, Washington, visiterà Pechino), il Vaticano sceglie di riporre le sue speranze non su Mbs, ma su Mbz: non sul principe ereditario Mohammad bin Salman che ha accolto Zelensky prima al vertice della Lega araba e poi al summit di Gedda (40 Paesi invitati, ma non la Federazione russa), bensì su Mohammad bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti. Dopo Erdogan e Xi, tocca all’emiro che il New York Times nel giugno 2019 ha definito “il leader più potente del mondo arabo”, tra i capi stranieri più “influenti e ascoltati da Washington”.

La collaborazione per il cessate il fuoco in Ucraina verrà tentata di nuovo, stavolta con le leve spinte dal principe musulmano 60enne e dal capo della Chiesa cattolica, che non teme riprovazioni per costruire ponti inediti. “In certe sale nascoste si pianifica la guerra”, ha detto ieri il papa durante l’udienza, “ma un altro mondo è possibile”. L’indiscrezione sull’organizzazione di un faccia a faccia dei leader russo e ucraino è stata condivisa da due alti diplomatici – uno occidentale, l’altro arabo – che hanno chiesto l’anonimato al quotidiano libanese in lingua francese L’Orient-Le Jour, ma circolava già nelle cancellerie occidentali. Era stata già discussa tra gli alleati di Kiev, quelli europei ed oltreoceano. Washington l’avrebbe addirittura già approvata: Biden, scrive il quotidiano, si è detto pronto a fornire ogni sostegno per l’iniziativa di Abu Dhabi.

Non abbandona l’ipotesi di un negoziato per mettere fine al conflitto neppure Pechino, scrive l’agenzia statale russa Tass, riportando i ringraziamenti del capo della diplomazia Sergey Lavrov all’omologo cinese Wang Yi. Mosca però brucia. Non va a fuoco solo l’impianto industriale di fuochi d’artificio a Sergiyev Posad, nella periferia della capitale, ma anche, metaforicamente, il Cremlino. E ancora per il summit di Gedda a cui non è stato invitato, ma di cui si continua a discutere a porte chiuse.

Alti funzionari hanno riferito al media Moscow Times che il vertice saudita ha portato a galla la nuova tattica messa in atto da Kiev per isolare Mosca, che però “non è pronta a compiere ancora nessun compromesso”: “la formula di pace di Zelensky è in realtà una capitolazione della Russia, è inaccettabile”. Ieri alla Duma il progetto di legge presentato da Putin non fa presagire la fine della guerra: anzi. Secondo l’emendamento federale, Mosca non avrà più l’obbligo di notificare l’introduzione della legge marziale ai segretari dell’Onu e del Consiglio d’Europa.

Fonte: Di Michela A.G. Iaccarino | IlFattoQuotidiano.it

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