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Voleva suicidarsi a Lourdes, invece ha fondato l’Unitalsi

Dio ci prende sul serio e persino quando bestemmiamo contro di Lui sa che lo stiamo cercando. E’ quello che è successo al fondatore dell’Unitalsi. Era andato a Lourdes per uccidersi imprecando contro Dio, invece…

Avere un Dio con cui arrabbiarsi

Non conoscevo ancora la storia di quest’uomo: Giovanni Battista Tommasi era disabile e, possiamo dirlo?, comprensibilmente risentito per la durezza del suo stato. Non era tanto misero, però, da non avere nessuno contro cui arrabbiarsi. Era infatti deciso a togliersi la vita se, alla grotta di Massabielle, non avesse ottenuto la guarigione.

La vita e il progetto di suicidio a Lourdes

Nacque a Roma il 29 novembre del 1880, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, era affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile che lo costringeva in carrozzella da quasi dieci anni; molto sofferente nel corpo e nello spirito per la sua ribellione a Dio e alla Chiesa.

Nel settembre del 1903, poco più che ventenne, chiede di partecipare al pellegrinaggio al santuario mariano ai piedi dei Pirenei. Lo fa con una precisa intenzione, che diventa una sfida lanciata a Dio, ritenuto responsabile del suo stato o crudelmente disinteressato ad esso.

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Grotte de Lourdes.

Vuole arrivare davanti alla grotta di Massabielle e togliersi la vita sparandosi e urlando tutto il suo contro quel Dio che lo lasciava in quello stato. Aveva un solo modo, Dio, per fermarlo, pensava: guarirlo dalla sua malattia.

“Ha vinto la Madonna”

Arrivato davanti alla grotta dove Maria si rivelò come l’Immacolata Concezione alla piccola Bernadette, Gian Battista viene colpito da qualcosa che non aveva messo in conto nella sua disperata partita a scacchi col Padreterno: i volontari che si prendono cura dei malati e li aiutano con ogni premura e delicatezza a entrare nella grotta.

Si deve arrendere a quello che sperimenta: un sollievo tanto consolante per vedere condivisa e portata la sua sofferenza da altri sconosciuti, scoperti fratelli.

Dall’intento suicidario a un grande progetto di carità

Se alla partenza il suo intento era di strapparsi la vita ora è diventato quello di donarla. Si libera dell’arma da fuoco perché ora le mani gli servono per mettere in atto una nuova, precisa intenzione.

(…) al momento del rientro, chiese di parlare con il direttore spirituale del pellegrinaggio, il Vescovo Mons. Radini Tedeschi, al quale consegnando la pistola, disse:

Ha vinto la Madonna. Tenga, non mi serve più! La Vergine ha guarito il mio spirito”.

Ed aggiunse: “Se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri ammalati”.

Una guarigione inattesa e la gratitudine: nasce l’Unitalsi

Aveva vinto la Madonna, è vero, ma anche lui era stato accontentato in un modo che non era ancora abituato a prendere in considerazione, stretto nella morsa del dolore fisico ed esistenziale che lo aveva tanto esasperato. Quel giovane uomo si ritrova guarito nel cuore e con quello risanato e tornato creativo decide di fondare quella realtà.

C’è anche un giovane sacerdote, tal Roncalli…

Tra i testimoni che raccolgono il suo cambiamento straordinario, quello che solo la conversione può provocare, oltre al vescovo c’è anche un giovane prete bergamasco, un tal Don Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXII. Ed è a loro che Gian Battista dichiara con fermezza di voler fondare una associazione dedita all’assistenza dei pellegrini ammalati che si recano a Lourdes: l’UNITALSI, Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati Lourdes Santuari Internazionali.

Osservando la storia di questa associazione che da allora si è dipanata, non possiamo che restare stupiti per l’eccellenza di servizio che offre e per la sua perfetta rispondenza agli scopi che il fondatore, appena toccato dalla grazia, si era prefisso. L’operoso lavoro delle centinaia di volontari, barellieri, dame, animatori che accompagnano i più bisognosi a Lourdes, soprattutto, e agli altri santuari

certamente rappresenta uno dei migliori esempi di carità del cattolicesimo italiano.

La carità dei volontari, strumento per la guarigione dei cuori

I volontari, con la loro attenta cura e il loro servizio così caritatevole, erano già al servizio della Madonna, suo strumento privilegiato per quel gran numero di miracoli che a Lourdes si contano (e nemmeno tutti) sul fronte delle guarigioni spirituali. E’ proprio in forza di questa grazia che lo stesso Tomassi cambia radicalmente posizione esistenziale e da disperato in sfida contro Dio diventa un testimone di gioia e speranza.

Il miracolo è sempre un avvenimento

Non si è trattato di un ragionamento che il giovane nobile e malato fece in autonomia davanti alla grotta ma, come ogni miracolo, di un evento, di un incontro con il divino. Raccontò infatti di avere sentito distintamente e in modo improvviso un profondo senso di sollievo mai provato prima. La novità è un altro segno del passaggio di Dio.

Partito da ateo con l’intenzione di suicidarsi, ritornò da Lourdes convertito ed in pace con se stesso, con Dio e con la sua malattia.

La grazia e l’intelligenza umana

Tomassi non si limitò a dare voce all’entusiasmo che lo aveva investito nel momento della conversione; obbedì all’ispirazione divina nel modo più intelligente, mettendosi al lavoro e usando a pieno la ragione. La prima carità delle tante opere di carità, che nascono dietro impulsi interiori benefici, è quella di farle funzionare, permettere che si reggano, che siano efficienti, razionali, ben fatte.

E così agì lo stesso Tomassi strutturando in maniera funzionale e organizzata l’associazione che da più di un secolo serve milioni di pellegrini, mettendo al centro i più sofferenti.

La libertà dello Spirito infatti non si traduce in improvvisazione e approssimazione, al contrario.

Tomassi fondò l’Unitalsi, strutturando in maniera organizzata quell’assistenza amorevole che davanti alla grotta di Lourdes guarì il suo male interiore. Oggi l’associazione conta 70.000 soci che ogni anno sono lo strumento attraverso cui il Mistero opera la rinascita spirituale (e a volte anche fisica) dei pellegrini.

Morirà il 25 aprile 1920, in pace, dopo aver visto per 17 anni il miracolo dei numerosissimi volontari sugli ormai famosi treni bianchi.

Tra i miracolati spirituali anche la Beata Benedetta Bianchi Porro

Sono molti gli esempi di questi miracoli spirituali che, se deludono sul fronte della guarigione del corpo, sorprendono per la gettata di bene che diffondono. Pensiamo solo alla nostra cara e ora Beata Benedetta Bianchi Porro che tornò da Lourdes non più delusa per la mancata guarigione ma piena di gioia e gratitudine per l’amore di Dio e per la sua vita tanto crocifissa e misteriosamente gloriosa.

E una produttrice francese

O alla produttrice televisiva Maryel Devera il cui passatempo preferito era deridere i cattolici sui social media e che, proprio grazie alla fulminea conversione che visse a Lourdes, diventa una instancabile e creativa evangelizzatrice proprio nel settore televisivo dal quale proviene.

Fonte: Paola Belletti | Aleteia.org

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