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I santuari, location divine lontane anni luce dalla mentalità frenetica dalla nostra epoca

C’è un’atmosfera di cielo in questi luoghi che dispone lo spirito alla preghiera, facendone delle vere e proprie anticamere della Gerusalemme celeste

A prima vista i santuari e tutto ciò che a essi è legato – apparizioni e reliquie, rosari e candele, icone e statue, talora scale sante o grotte – appaiono lontani anni luce dalla nostra epoca frenetica e brutalmente avanzata, lanciata in uno sviluppo tecnologico cui non sempre corrisponde un progresso nel bene, e tuttavia parlano potentemente anche all’uomo del secolo XXI. «Questi luoghi, nonostante la crisi di fede che investe il mondo contemporaneo, vengono ancora percepiti come spazi sacri verso cui andare pellegrini per trovare un momento di sosta, di silenzio e di contemplazione nella vita spesso frenetica dei nostri giorni»: con queste parole, la Lettera apostolica Sanctuarium in Ecclesia di Papa Francesco, promulgata l’11 febbraio 2017 e resa pubblica il 1° aprile, mette in rilievo il potenziale di evangelizzazione presente nei molteplici luoghi di pellegrinaggio in cui la sete d’infinito, insita nel cuore di ciascun uomo, trova sorgenti cui dissetarsi. Infatti, continua il documento pontificio, «un desiderio nascosto fa sorgere in molti la nostalgia di Dio; e i Santuari possono essere un vero rifugio per riscoprire sé stessi e ritrovare la necessaria forza per la propria conversione».

Tale potenziale rivela la ragione del trasferimento delle relative competenze al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, e al contempo offre l’occasione per riscoprire queste oasi di spiritualità e di bellezza, plasmate insieme dall’ispirazione celeste e dalla pietà popolare, dove si fa esperienza concreta della triade Vero-Bene-Bello. Tra i compiti affidati al dicastero c’è infatti anche «la valorizzazione culturale e artistica dei Santuari secondo la via pulchritudinis quale modalità peculiare dell’evangelizzazione della Chiesa». Il pellegrino, ma anche il semplice curioso che si reca in un santuario – magari uno di quelli semisconosciuti, che celano tesori insospettati a pochi chilomometri da casa – si ritrova a percorrere la via della bellezza in tutte le sue dimensioni. Dal fascino del luogo, sui monti, in riva al mare o tra i boschi – per manifestarsi il Signore e la Vergine spesso scelgono location un po’ nascoste, ma sempre incantevoli; –, all’arte che vi è fiorita intorno, a colpi di pennello, scalpello e fede, alla bellezza della santità che vi si respira in modo speciale. C’è un’atmosfera di cielo in questi luoghi che dispone lo spirito alla preghiera, facendone delle vere e proprie anticamere della Gerusalemme celeste. Deponendo il peso delle fatiche quotidiane per guardare alla vita dall’alto e per mirare verso l’alto, dal cuore del pellegrino sgorga spontanea l’invocazione del salmista: «manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore» (Sal 43 [42], 3).

Fonte: Stefano Chiappalone | Alleanza Cattolica

*Nella foto, il santuario della Madonna del Bosco d’Imbersago (MI)

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