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La giornata contro l’omofobia (17 maggio) e la rivoluzione degli “arcieri prudenti”

Ed eccoci giunti a fine anno scolastico: in questi ultimi mesi è cresciuto il dibattito sui progetti di educazione affettiva e sessuale condotti nelle scuole italiane, soprattutto quelli sulle differenze, sugli stereotipi e sull’omofobia.
In altre parole l’inflazionatissimo termine “gender” ha preso forma in frequenti e gremiti incontri in tantissime città, in articoli di giornali, blog, convegni scientifici, discussioni politiche (poche!) e soprattutto nelle scuole.

Spesso la questione ha assunto i toni di una contrapposizione ideologica: da un lato lo schieramento degli “oscurantisti”, dall’altro i “progressisti” (associazioni LGBT, esponenti di un certo femminismo, sostenitori dell’ottica di genere e del politically correct a oltranza, istituzioni e amministrazioni a tutti i livelli); fondamentalmente omofobi i primi, accoglienti i secondi. Con i secondi che diffonderebbero, attraverso numerose iniziative nelle scuole e nella cultura, qualcosa che i primi avrebbero inventato, cioè per l’appunto l’ideologia gender.

E arriviamo a questi giorni, che sono quelli della settimana contro l’omofobia che traguarda la data del 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia.
Se ci pensiamo bene, per la seconda volta in quest’anno scolastico, dopo la settimana contro le discriminazioni (specie per l’orientamento sessuale) di novembre scorso, verranno organizzati eventi, manifestazioni, catene umane e tanti, tantissimi progetti per le scuole.

Quello che verrà proposto in moltissime aule italiane nei prossimi giorni sarà una fondamentale cartina tornasole del livello di diffusione (o dell’esistenza, se preferite) dell’ottica di genere nella scuola italiana.

In seguito alle molte segnalazioni di casi critici nelle scuole degli ultimi mesi, invitiamo pertanto i genitori a chiedere di essere informati su tutti i contenuti dei progetti di educazione affettiva e sessuale che potranno essere proposti a supporto di iniziative per la non discriminazione e sui requisiti di tutti gli operatori esterni che potrebbero intervenire nelle classi. Le famiglie hanno il diritto che la partecipazione dei loro figli a tali iniziative, sia vincolata all’espressione formale del proprio consenso informato. Tutto questo, come non ci stancheremo mai di ripetere, senza allarmismi e cercando concretamente la collaborazione e la continuità tra scuola e famiglia.

Rideclinando una frase i cui diritti sono di Alessandro D’Avenia (link) e prima di lui de “Il principe” di Machiavelli, dobbiamo diventare arcieri prudenti, cioè providenti, vale a dire che vedano in anticipo; e se il bersaglio è lontano per le nostre forze, allora miriamo più in alto.

Ecco allora qui di seguito qualche freccia che vorremmo “scoccare” verso l’alto, insieme (non in contrapposizione!) con tutti gli attori di una medesima sfida educativa, che veda come alleati genitori, educatori e alunni, quasi a poter stringere un patto d’onore

– Che i  progetti che entrano nelle classi dei nostri figli si limitino a promuovere una corretta educazione al rispetto e all’accoglienza, ricordandosi anche tutti coloro che sono oggetto di bullismo per i più svariati motivi e dando un quadro oggettivo –  e  non distorto a fini propagandistici –  della reale diffusione della cosiddetta “omofobia” nel nostro paese.

– Insegniamo ai nostri bambini e ragazzi che non si esclude, non si offende, non si fa del male a nessuno a motivo delle proprie idee o comportamenti. E che vanno accolte e rispettate tutte le persone con orientamento omosessuale, così come i loro figli.

– Ma non confondiamoli. 

– Non diciamo ai bambini del nido che chi porta in grembo una creatura per nove mesi, poi non è la sua mamma

– Oppure ai ragazzini di prima elementare che si devono mettere il rossetto rosso anche se sono maschi, per imparare a non discriminare le compagne una volta cresciuti (link). Dite pure che una bambina può fare il pompiere da grande (chi vorrebbe negarglielo?), però non insegnamole all’età di sei anni che se è un maschiaccio dopo potrà scegliere se avere un fidanzato o una fidanzata.

– Non dite ai nostri ragazzi che possono scegliere e poi anche cambiare (e ri-cambiare, perché no…) il proprio orientamento sessuale. Mentre stanno combattendo per la definizione di un sé che si sta ancora formando, nella titanica battaglia dell’adolescenza, che nessuno può sottrarre loro (link).

– Non turbateli, insinuando loro il dubbio di essere bisessuali a 14 anni (o che lo siano i loro genitori, come già successo in alcuni casi concreti…), oppure facendo intravedere la strada del transessualismo come possibile risposta ai loro dubbi identitari, senza neanche essersi presi la briga di aver verificato il vissuto personale e la realtà familiare.

– A questa età l’identità sessuale si sta ancora formando ed il fatto che nasciamo maschi e femmine resta fondatamente la cornice di riferimento più opportuna per accompagnarli nel loro percorso di sviluppo affettivo e sessuale.

– Chiediamoci francamente: possiamo davvero dire loro che “l’omofobia interiorizzata” è l’unica possibile causa dei dubbi su loro stessi? Se dobbiamo accogliere questi ragazzi e ragazze, allora accogliamoli davvero, ognuno nella propria singola storia personale e relazionale; allora se sono mille, saranno mille storie  e mille casi, non rendiamoli recettori in serie cui propinare suggestioni alla moda o prescrivere preconfezionate ricette a buon mercato.

– E poi: non si discrimini chi si dice di voler educare a non discriminare! Non diciamo davanti ai loro compagni, a quei  ragazzi  che correndo il rischio di andare contro il pensiero unico affermano di pensare che le unioni omosessuali non hanno lo stesso valore sociale del matrimonio tra un uomo e una donna, che questo è sufficiente per qualificarli come retrogradi, bigotti e omofobi. E addirittura “pericolosi per la società civile” (link). Educhiamoli davvero a sentirsi liberi di esprimersi. Tutti quanti.

– Non fraintendiamo, e adoperiamoci in modo che non lo facciano loro, l’accoglienza delle persone (sempre imprescindibile!) con l’approvazione di qualsiasi modello comportamentale e sociale. E non sminuiamo il valore degli studenti: non presentiamo una educazione sessuale ridotta a meccaniche “istruzioni per l’uso” e ridotta a sperimentazione o mero piacere, slegandola da tutto quell’universo di valori e dimensioni che costituiscono la persona.

– Se l’ottica di genere – concepita senza estremismi ideologici – può  aiutarci a svelare e superare stereotipi negativi ad esempio proposti da modelli di mascolinità e femminilità falsi e prescrittivi, siamo disposti a dialogare insieme. Ma non invochiamo come rimedio contro femminicidio e bullismo, la fluidificazione dei modelli sessuali, la negazione delle differenze, della famiglia e dell’eterosessualità e di quelle universali specificità femminili legate alla maternità e caratteristiche maschili connesse alla paternità.

– Per accogliere le differenze, dobbiamo rinforzare l’identità dei ragazzi. Facciamolo portando tra i banchi di una società democratica la scienza e non l’ideologia: nessuno ha il diritto di fare sperimentazioni sulla pelle dei più piccoli.

– E la scuola non scavalchi il ruolo primario dei genitori (link), le concezioni antropologiche ed i principi educativi di tutte le famiglie: questo purtroppo è già in atto a colpi di decreti legge, con tanto di emendamenti e subdoli trucchetti inclusi (link), ma non è accettabile neppure in nome dei diritti, che si fanno passare per fondamentali per presunto consenso (link). Al contrario, la laicità della scuola pubblica verrà garantita proprio dalla convivenza di diverse concezioni.

– E se possiamo chiederlo, risparmiateci l’appellativo di omofobi: non c’è nulla di più lontano dal nostro sentire; e vogliamo ribadire che non abbiamo nemici, che accogliere l’altro è un desiderio per noi stessi, per le donne e gli uomini che vogliamo essere e che desidereremmo che diventassero i nostri figli ed i nostri alunni.

– Non fate intendere ai nostri figli che per pensare cose diverse occorra sentirsi nemici di qualcuno o ritenere di averne, nella logica della contrapposizione. Altrimenti rischiamo di generare quelle divisioni che intendiamo voler estirpare.

– Per cui nella settimana contro l’omofobia non diffondiamo neppure l’eterofobia: nessuna paura… di nessuno.

 

Come “arcieri prudenti” miriamo in alto per una scuola migliore, evitiamo ai nostri figli l’appiattimento delle concezioni del gender e vedremo il fuoco dei ragazzi tornare a divampare, come in una nuova rivoluzione.

Fonte: ComitatoArticolo26

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