Sopra La Notizia

Nuovi poveri, a rischio le famiglie mono-reddito

Nel video “1000 giorni di governo Renzi” pubblicato due giorni fa da Palazzo Chigi l’ormai ex premier rivendica di aver ridotto al disoccupazione dal 12,8 all’11,7% e di aver trovato lavoro a 656mila persone, aumentando il reddito delle famiglie del 3,6% e i consumi del 3,3%. Appena un giorno dopo l’Istat ci racconta però una realtà ben diversa, almeno per le centinaia di migliaia di famiglie, specie se numerose, completamente tagliate fuori non solo dai benefit delle assunzioni pubbliche o del bonus degli 80 euro ma, soprattutto, da una ripresa economica sempre più inconsistente e circostanziata.

Come ha certificato ieri l’Istat, infatti, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, nel 2015, è stata pari al 28,7% (17.469.000 individui), pari a oltre un italiano su quattro. E la cosa più drammatica è che il disagio maggiore è vissuto dalle famiglie che mettono al mondo più di un figlio: parliamo di quelle formate da almeno cinque componenti (la stima passa dal 40,2% al 43,7%) e, in particolare, dalle coppie con almeno tre figli (dal 39,4% al 48,3%, pari a circa 2.200.000 individui). Tale peggioramento – prosegue l’Istat – “è associato ad un incremento sia del rischio di povertà (+7,1 punti percentuali) sia della grave deprivazione materiale (+3 punti percentuali)”. In definitiva il risultato è la sintesi di “un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)”. Resta invariata, invece, la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%)”: parliamo di ben 7,2 milioni di persone che, come conferma anche Coldiretti, non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena o comunque a fare pasti completi con tutte le proprietà nutritive richieste dal metabolismo.

I dati ci danno da un lato una divisione fra Nord (17,4% a rischio) e Sud (46,4%), dall’altro un peggioramento generalizzato (nel 2010 in piena crisi la percentuale delle persone a rischio era pari al 24,5%) che colpisce soprattutto le famiglie e i giovani che vorrebbero vivere da soli per formare una famiglia. Costoro, non riuscendo a trovare un lavoro dignitoso e concepire un futuro davanti a sé, sono spesso costretti a cercare un futuro migliore all’estero: sono ben 23mila i laureati che nel 2015 hanno lasciato l’Italia, con +13% sul 2014. Le principali mete di destinazione per gli emigrati italiani sono Regno Unito (17,1%), Germania (16,9%), Svizzera (11,2%) e Francia (10,6%). Paesi in cui la disoccupazione è molto più bassa – 5,5% in Gran Bretagna, 4,2% in Germania e poco più del 3% in Svizzera – o c’è una vera e propria politica a favore delle famiglie numerose.

Al di là delle situazioni di povertà assoluta, infatti, uno dei tasti dolenti delle famiglie italiane è una condizione economica modesta e precaria. Basti pensare che i livelli più elevati di rischio esclusione o emarginazione si toccano nelle famiglie monoreddito (45,4%), per le quali il rischio povertà e deprivazione sono doppi rispetto alle famiglie con più di un reddito. A essere più punite sono insomma le famiglie tradizionali, con un padre che lavora e una madre che alleva i figli e cura le faccende domestiche. Quei nuclei che la sinistra femminista chic, capitanata Laura Boldrini, vede non solo come un esempio non desiderabile ma addirittura come un modello negativo da evitare, che crea uno stereotipo maschilista dell’immagine femminile. “Una donna che non lavora non è una donna libera, neanche dalla violenza domestica” ebbe a sentenziare la presidente della Camera in una cerimonia all’Ara Pacis del marzo 2015. Una visione ideologica che, di fatto, contribuisce a non ispirare politiche di governo che favoriscano la maternità. Di fatto, conferma ancora l’Istat, la situazione prevalente è quella per cui, pur lavorando spesso tutti e il più possibile, la metà delle famiglie residenti può contare su un reddito netto non superiore a 24.190 euro, ovvero appena 2.016 euro al mese.

Sarebbe opportuno, da questo punto di vista, prevedere degli sgravi fiscali per le famiglie con più figli prevedendo ad esempio forme di quoziente familiare che riducano la pressione fiscale sulla base del numero dei suoi componenti come avviene in Francia. I calcoli della Cgia di Mestre sono da questo punto di vista precisi e impietosi: una famiglia francese con un reddito di 55mila euro è sottoposta a una tassazione monoreddito complessiva di appena 3mila euro (2.913 per la precisione), una italiana con lo stesso identico reddito deve pagare ben 15.989, pari a cinque volte. Cifra che si abbassa a 10.530 se il reddito è suddiviso fra i coniugi, valutati di fatto dal fisco come perfetti sconosciuti: una scelta che penalizza, appunto, le famiglie numerose in cui la madre decide spesso consapevolmente (al contrario di quanto pensa la Boldrini) di non lavorare per badare ai figli. E non è un caso che, con questi presupposti, in Francia il tasso di fertilità è di 2 figli per donna contro gli 1,4 dell’Italia. Non ci sono scappatoie. se vogliamo avere un futuro davanti dovremo far sì che chi ci governa abbia più a cuore il benessere delle famiglie, specie se numerose.

Fonte: LaNuovaBQ

Newsletter

Ogni giorno riceverai i nuovi articoli del nostro sito comodamente sulla tua posta elettronica.

Contatti

Sopra la Notizia

Tele Liguria Sud

Piazzale Giovanni XXIII
19121 La Spezia
info@sopralanotizia.it

Powered by


EL Informatica & Multimedia