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La strage di Orlando: riflessioni

La scorsa settimana, cinquanta persone sono state uccise a Orlando, in Florida, in un locale gay. L’ISIS ha rivendicato la strage e sembra che l’autore, Omar Mateen, un ventinovenne americano di origine afghana, abbia agito obbedendo agli inviti dell’ISIS ad attaccare obiettivi occidentali.

L’episodio è gravissimo. Bisogna pregare per le vittime, e aiutare le famiglie, i cari. E bisogna cercare di capire quanto è accaduto, anche perché simili attacchi sono già avvenuti in USA, Inghilterra, Francia, Belgio. Si tratta di una violenza che nasce nella nostra società, e che dà una risposta di morte ad una sempre più diffusa mancanza di senso e di speranza. Relativizzando tutto, si lasciano le persone sempre più sole, alla mercé delle proprie passioni o degli integralismi. Tale abisso può essere vinto solo ricostruendo la società a partire dalla realtà, cioè dalle relazioni umane, in particolare quelle familiari.

Alle stragi di Parigi e Bruxelles, il mainstream europeo ha risposto intonando “Imagine”, canzone dei Beatles che invoca una società senza religioni. La storia recente, tuttavia, insegna che società atee ce ne sono state, e hanno creato milioni di morti.

La risposta alla strage di Orlando è stata un florilegio di bandiere arcobaleno, vessillo dell’ideologia gender, che sostituisce la natura data con la percezione di sé, e la cui agenda prevede il “matrimonio” tra le persone dello stesso sesso. Tale ideologia è portata avanti da lobby che pretendono di parlare a nome degli omosessuali, anche se molti di loro non la condividono.

Guardando con un minimo di lungimiranza, l’agenda LGBT significa distruzione della famiglia e negazione dell’identità fondamentale umana. Affermando l’individualismo estremo, e l’autodeterminazione più spinta avremo una società più giusta e inclusiva? Non si rischia – piuttosto – di generare ulteriore solitudine, emarginazione ed insoddisfazione, terreno fertile per la violenza?

Ogni persona deve essere rispettata, ma l’agenda LGBT richiede la legge sull’omofobia (la legge Scalfarotto, già approvata alla Camera, minaccia fino a sei anni di carcere per omofobia, accusa oggi regolarmente affibbiata a chi si oppone all’ideologia del gender) e il ”matrimonio egualitario”, passo successivo alle “unioni civili”.Questo, di fatto, rottama la famiglia fondata sulla differenza sessuale, con la conseguente violazione del diritto di ogni bambino a crescere in una famiglia con un padre ed una madre, e contribuisce a diffondere la piaga dell’utero in affitto.

Perché ridefinire il matrimonio sulla base del puro sentimento tra (per ora) adulti apre la porta ad ogni arbitrarietà e priva la società e lo Stato di quel nucleo naturale fondamentale, la famiglia, che garantisce il regolare prosieguo delle generazioni.

E’ importante prendere coscienza della situazione e mobilitarsi per le fondamenta stesse della convivenza civile e plurale.

di Francesco Bellotti

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