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SCUOLA/ Se insegnare (ri)diventa un piacere

L’ultima Convention di Diesse ha avuto a tema “Il piacere di insegnare”. Un punto di partenza concreto, perché solo lì può rifiorire l’educazione e cambiare la scuola

“Il piacere di insegnare. Incontri e percorsi per conoscere la realtà” è il titolo appositamente provocatorio della Convention Scuola che si è svolta a Castel San Pietro il 20 e 21 ottobre. Vi hanno partecipato circa 650 insegnanti, aderendo con entusiasmo alla proposta di Diesse che ha voluto iniziare il nuovo anno scolastico lanciando a tutto il mondo della scuola una sfida quanto mai significativa e pertinente, quella di ritrovare il gusto della professione docente. E’ stato questo il filo rosso di una “due giorni” quanto mai intensa e appassionante, perché a tema è stato messo qualcosa che interessa veramente e non riflessioni teoriche o elaborazioni progettuali.

L’originalità della Convention di Diesse sta tutta nel suo approccio e nel metodo con cui lo svolge: la scelta è quella di andare al cuore delle questioni che vivono gli insegnanti e di farlo a partire dall’esperienza concreta, valorizzando persone e gruppi di persone che sono presenti con i loro tentativi dentro la realtà della scuola. Per questo a farla da protagonisti alla Convention non sono state idee per migliorare la scuola né progetti per un futuro nuovo e innovativo, ma la scelta di andare a vedere chi oggi ha il piacere di insegnare, perché solo da lì può nascere qualcosa di nuovo, può fiorire l’educazione.

Così la Convention ha aperto di suoi lavori con una tavola rotonda dove Cristina Rossi, insegnante, Franco Nembrini, insegnante e scrittore, Marco Bersanelli, docente universitario, hanno testimoniato che insegnare è affascinante perché prima ancora di far crescere gli studenti, di arricchirne la conoscenza, di liberarne le energie critiche muove la persona di chi insegna, ne apre gli orizzonti, ne desta l’umanità. Insegnare è un’avventura personale, coincide con l’accadere di una libertà e di una apertura che rende viva la persona: insegnare non è una strategia né una tecnica particolare, è un avvenimento che coinvolge e smuove l’umano.

Tanto che, come ha detto Marco Bersanelli, scatta la stima per l’altro perché qualcuno ha avuto stima di me, ha puntato su di me. In questo sta il fattore decisivo della professione dell’insegnante, il punto di discrimine che lo rende capace di una reale compagnia educativa. Bersanelli ha toccato una delle questioni più gravi della scuola di oggi, dove ci si lamenta in ogni caso e sempre dell’altro, ci si lamenta del collega perché è una zavorra, ci si lamenta degli studenti perché non sono capaci di fare le cose più semplici, ci si lamenta dell’istituzione perché è un pachiderma, mentre ciò che rende tutto più vivibile è uno che ha uno sguardo di stima sull’altro, che punta sul suo cuore, che crede nella sua capacità di prendersi le sue responsabilità. Il piacere di insegnare che, come ha sottolineato nelle conclusioni il prof. Marcello Tempesta dell’Università del Salento, suscita molte perplessità fino a sembrare impossibile, in realtà è presente, vive per l’energia di chi in classe gioca la vita e ne cerca il senso. Questo porta ad una constatazione estremamente semplice, che se oggi vi sono insegnanti che vivono con gusto e passione la loro professione, farlo è possibile.

Che insegnare con piacere sia possibile lo hanno testimoniato gli insegnanti partecipando alle “Botteghe dell’insegnare” sabato pomeriggio e domenica mattina e ai salotti di approfondimento sabato sera.

Questi due strumenti rappresentano la modalità operativa con cui oggi Diesse è presente, non delle idee o delle opinioni che vengono diffuse, ma gente all’opera, gente che interessata ad una disciplina o ad una tematica specifica l’affronta e con il suo tentativo apre nuove e sempre più affascinanti prospettive. Così ha particolarmente colpito vedere insegnanti impegnati per ore nelle botteghe le più diverse, da quelle sulla matematica a quelle sull’alternanza, da quelle sulla valutazione a quelle sulla filosofia, da quelle sulla storia a quelle sul metodo di lettura, come ha impressionato la partecipazione ai salotti di approfondimento dove si sono affrontate questioni come quella dell’inclusione o delle competenze o dell’uso delle nuove tecnologie, o sono state condivise esperienze come quella del Teen Star o del laboratorio di scrittura creativa.

La Convention di Diesse ha indicato il metodo che tutti possono usare dentro la scuola, quello di usare il cuore e di seguirne i suggerimenti, perché è quello di cui ci rende certi ciò che spesso abbiamo visto succedere, che quando un insegnante ascolta il suo cuore diventa capace di stimare l’altro e di puntare su di lui, avviando così un cammino educativo che porta una promessa già sperimentata: che quando c’è di mezzo l’io insegnare diventa un piacere.

Fonte: Carlo DI MICHELE | IlSussidiario.net

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