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La vita, la morte e la libertà. Riflessione sulla dignità dell’uomo

 Joseph Ratzinger ha scritto che di fronte alla morte il mondo moderno appare contradditorio. Da una parte tende a nasconderla, considerandola un tabù, dall’altra la spettacolarizza, facendone un genere di entertainment. In poche parole la riduce ad un fatto meramente materiale che deve avvenire il più in fretta possibile e senza sofferenza. Non deve far riflettere. Una disumanizzazione della morte. Il modo in cui si considera la fine della vita dice qualcosa di fondamentale rispetto a come si considera la vita stessa. «Con la scelta dell’atteggiamento verso la morte», scriveva Ratzinger nel celebre saggio Escatologia, «viene scelto insieme l’atteggiamento verso la vita; per cui la morte ci può fare da chiave per decifrare che cosa sia in fondo l’uomo. (…) La brutalizzazione della vita umana cui oggi assistiamo», concludeva, «è intimamente connessa al rifiuto del problema della morte».

L’ultimo video-appello sul diritto all’eutanasia, promosso dall’associazione Luca Coscioni e mandato in onda al Tg1 delle 20, è un esempio abbastanza significativo di come un certo pietismo vip pensa che debba essere affrontato il problema della sofferenza e della morte. Il recente caso di Brittany Mainard, la giovane statunitense che ha scelto l’eutanasia lo scorso 1 novembre, ha scosso il mondo intero, ma pochi si sono soffermati sul problema enorme che questa pratica apre rispetto alla dignità dell’uomo. Come ha detto monsignor Carrasco de Paula, commentando la triste vicenda di Brittany, «non giudichiamo le persone», ma «la dignità è un’altra cosa che mettere fine alla propria vita». Statuto della vita umana e fine vita saranno al centro di un convegno organizzato sabato 13 dicembre ad Este (Pd), presso il Gabinetto di Lettura in Piazza Maggiore. Dalle 8 alle 13 si alterneranno Ricci Sindoni, Vittorio Possenti e Enrico Berti. Infine interverranno monsignor Renzo Pegoraro e Giuseppe Anzani.

Le riflessioni di questo incontro sono importanti perché noi oggi viviamo un’epoca post-umana per cui ciò che è tecnicamente possibile finisce per essere comunque fattibile. E ciò che è fattibile deve essere normato. E ciò che è legale è anche eticamente accettabile. Un circolo vizioso che rinchiude l’umano in uno spazio molto angusto. La società intera, ovviamente, viene trascinata dentro questo vicolo cieco mentre smarrisce l’elemento principe del bene comune, il rispetto della persona in quanto tale.

Guardiamoci intorno: stiamo vivendo un attacco alla famiglia di estrema gravità, al punto che anche il dato biologico del maschile e del femminile vorrebbe essere ridotto a prodotto culturale. I bambini più che un dono ricevuto sono ormai considerati come un oggetto da fabbricare e acquistare, gli anziani e i malati sono considerati un peso. É la cultura dello scarto. I dati demografici parlano di un futuro in cui saremo sempre più soli e vecchi. E un risveglio economico, anche e soprattutto in virtù di questi elementi, appare difficile.

Quindi riflettere sull’uomo, sulla sua dignità profonda, non è un esercizio per accademici, ma è qualcosa di cui si sente la necessità come dell’ossigeno che respiriamo. Di questo sicuramente ne sono consapevoli gli organizzatori dell’appuntamento padovano, perché non c’è alcuna libertà senza verità. Per riaprire uno spazio più ampio all’umano possiamo riflettere proprio sulla morte, nel modo in cui suggeriva Ratzinger. Oggi, scriveva, la morte «deve diventare un fatto tanto materiale, tanto consueto, tanto comune, da non suscitare più alcun problema metafisico». Cioè la fine della vita viene sempre più ridotta a problema tecnico e lo spiraglio di infinito che porta con sé viene oscurato. É un divieto a fare le domande fondamentali, sulla morte, sulla sofferenza e sul senso dell’esistenza.

L’importanza di una riflessione sulla dignità dell’uomo diventa quindi fondamentale. «L’essenza dell’uomo, la sua dignità, l’essere persona», ci dice Realdon, tra gli organizzatori del convegno di sabato, «sta nel suo rapporto con l’infinito. Questa è la strada per ridare senso alle parole chiave dell’esistenza dell’uomo: vita, morte, natura, libertà,…». É così che si potrà riscoprire quella «normatività del reale» che è stata smarrita e che ci ha condotto a conquiste quali divorzio, aborto, fecondazione extracorporea, teoria del gender e ora ci vede lanciati verso il diritto al suicidio assistito.

 

Fonte: La vita, la morte e la libertà. Parole per capire chi siamo| LaNuovaBQ

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