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La Marcia di sabato notte. Così la Macerata-Loreto abbraccia solitudini e fragilità

Nella notte tra sabato e domenica migliaia di pellegrini verso la Santa Casa. La Messa con Bassetti. Attesa la telefonata del Papa che ha benedetto 50mila crocifissi per i discepoli missionari

La Macerata-Loreto compie 41 anni. Era infatti il 17 giugno 1978 quando si tenne il primo pellegrinaggio. Partirono 300 giovani grazie all’intuizione di un giovane sacerdote, discepolo della spiritualità di Comunione e Liberazione e del suo fondatore monsignor Luigi Giussani: era don Giancarlo Vecerrica destinato a divenire vescovo di Fabriano-Matelica dal 2003 al 2016. Ma come nacque la “strana idea” di proporre ai ragazzi di andare a piedi da Macerata al Santuario di Loreto? «Nel 1977 alcuni giovani amici avevano partecipato al pellegrinaggio di Czestochowa, luogo-simbolo della fede del popolo polacco, – ha raccontato recentemente il vescovo emerito di Fabriano-Matelica – e ne erano tornati galvanizzati e desiderosi di proporre qualcosa di analogo dalle nostre parti, dove il cammino a piedi verso Loreto era una tradizione ancora presente nel ricordo di molti ma quasi del tutto abbandonata». Solo l’ultima edizione ha visto la partecipazione di oltre 100mila persone.

«Non sarai più solo, mai!». Chi lo sa se questa promessa – che è il tema del 41ª Pellegrinaggio Macerata-Loreto – è mai arrivata ad Arnhem, nella camera dove Noa Pothaven si è lasciata morire di fame e di sete. Ieri, in conferenza stampa, il presidente del comitato, Ermanno Calzolaio, non ha potuto non collegare il titolo dell’edizione 2019 della nota Marcia alla tragica vicenda della ragazza olandese, «la quale – ha detto – ha fatto emergere la profonda solitudine che alberga nel cuore di ognuno e che di norma non fa notizia».

L’iniziativa che si tiene sabato «vuole andare al cuore dell’uomo e delle sue necessità, vuole prendersi cura e amare ognuno, per ridare la speranza, come invita papa Francesco», ha aggiunto Calzolaio. Il cammino a Loreto in sé, infatti, è già una risposta alla disperazione della solitudine: si cammina insieme ad altri verso una meta comune («Pellegrini e non vagabondi», ricorda sempre Giancarlo Vecerrica, vescovo emerito di Fabriano-Matelica e anima dell’appuntamento). Ed è un viaggio nella notte reso possibile da una compagnia di gente al lavoro («professionalità volontaria» è stata definita), che cura ogni particolare, attenta alle necessità del singolo e non preoccupata di fare numero.

Al momento sono oltre 200 i pullman iscritti, con provenienza anche da diversi Paesi stranieri (Brasile, Colombia, Olanda, Svizzera, Croazia), più di 130.000 persone raggiunte attraverso Facebook. Il ritrovo dei pellegrini è nel tardo pomeriggio di sabato allo stadio Helvia Recina di Macerata dove si terrà la Messa presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Poi comincerà il cammino notturno verso la Santa Casa di Loreto che si snoderà per 28 chilometri tra le colline marchigiane, scandito dalla preghiera, dal canto e dal silenzio. «Ci interessa la persona e non la massa – ha detto Massimo Orselli, responsabile della logistica, arrivato in conferenza stampa dopo aver sistemato le transenne allo stadio –. In questo è stato sorprendente il lavoro fatto insieme a tutti i livelli istituzionali: dal prefetto al sindaco Romano Carancini, ai funzionari comunali».

Parole che sono state fatte proprie dal primo cittadino di Macerata. «Da nove anni – ha spiegato – c’è un clima di cordiale collaborazione con il comitato e non solo da parte dell’amministrazione ma della città intera, che sempre accoglie l’evento e cammina insieme ad esso. È il segno che questo pellegrinaggio è una proposta laica, nel vero senso del termine: il suo continuo invito alla speranza, si è guadagnato il rispetto di ogni maceratese, credente o meno». Vecerrica, mercoledì scorso in piazza San Pietro, ha incontrato il Papa in occasione della benedizione della “Fiaccola per la pace” che arriverà a Macerata sabato pomeriggio.

Con un entusiasmo contagioso, ha raccontato il suo “giro d’Italia”, da San Giovanni Rotondo, a Roma, a Gessate, per parlare del libro sui 40 anni del pellegrinaggio. «Ogni anno ringrazio di invecchiare – ha confessato il presule – per la possibilità di gustare sempre di più questo gesto che appare come un miracolo voluto dalla Madonna, che ci conduce secondo una trama misteriosa». Il vescovo emerito ha raccontato della cordiale simpatia del Papa per il pellegrinaggio e di come il Pontefice non farà mancare l’attesa telefonata. A Roma Bergoglio ha benedetto i 50mila piccoli crocifissi che consacreranno i pellegrini “discepoli missionari di papa Francesco”, per dare slancio al Mese missionario straordinario indetto dal Papa il prossimo ottobre. La missionarietà, «verifica della portata esistenziale dell’incontro personale con Cristo», ha guidato anche la scelta degli ospiti del pellegrinaggio. Fra loro ci sarà anche Tilly, una sessantenne cattolica algerina, che ha avuto modo di conoscere la testimonianza dei monaci martiri a Tibhirine.

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