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LA SPEZIA – Giovani e lavoro, una sfida

Il rapporto tra i giovani e il lavoro, presente e futuro, rappresenta uno dei temi centrali per chi a diverso titolo riflette sull’evoluzione della società e sulle sfide che ne derivano. E proprio su questo tema l’Azione Cattolica diocesana, in collaborazione con altre realtà diocesane, ha organizzato l’altro sabato, in sala Dante alla Spezia, un convegno che, al tema dei giovani e del lavoro, univa altre due parole “chiave”: dignità e necessità. Argomenti ben inseriti nella scia della festa di San Giuseppe, patrono della città e dei lavoratori. La formula del convegno, originale ed innovativa, prevedeva che si iniziasse con un concreto contributo degli stessi giovani, attraverso un questionario messo a punto dal settore Giovani di Azione cattolica e diffuso in precedenza nelle scuole superiori. Dal questionario sono così scaturite idee, riflessioni e domande, trasmesse ai relatori del convegno da quattro giovani di Azione cattolica della diocesi, “intervistati” dal moderatore Nicola Carozza. Si è trattato di Noemi Sferrazza, tirocinante post–laurea in psicologia a Firenze, di Silvia Orlandini, appena laureata in Storia dell’Arte a Bologna, di Francesco Sferrazza, laureato in economia e con un impiego stabile a Spezia e di Martina Lorenzini, laureata in scienze del turismo e stagista a Firenze. Su tali basi si è innestata la discussione, condotta da sette “esperti”: Filippo Paganini, presidente dell’Ordine dei giornalisti liguri, Genziana Giacomelli, vice sindaco della Spezia, monsignor Orazio Lertora, responsabile diocesano della Pastorale del lavoro, Pier Luigi Viola, dirigente Politiche del lavoro di Regione Liguria, don Massimiliano Moretti, responsabile della Pastorale del lavoro e assistente dell’Unione cattolica imprenditori e dirigenti di Genova, e infine Giuseppe Notarstefano, economista e vice presidente nazionale di Azione cattolica.

Ciascuno di loro ha portato le proprie conoscenze tecniche, parlando delle esperienze sul campo, delle iniziative già in essere e di quelle in cantiere, tutte rivolte al miglioramento dei progetti per creare opportunità di lavoro ai giovani, coinvolgendo in questo enti pubblici, aziende private e scuola, e sfruttando l’enorme possibilità che la rete tecnologica oggi è in grado di offrire. In particolare dal prossimo primo aprile (ovvero da domani) – ha spiegato Pier Luigi Viola – i Centri per l’impiego vedranno una profonda riforma, con 176 addetti a tempo indeterminato e 67 nuovi assunti a tempo determinato in Liguria. La Regione, con la recente misura Fast (Fondo anticrisi per il sostegno territoriale) cercherà così di aiutare il ricollocamento di lavoratori usciti dal lavoro a seguito di procedure di licenziamento collettivo o di cassa integrazione, mentre con il progetto “Garanzia Giovani 2” favorirà la formazione e l’assunzione di giovani sotto i trent’anni che al momento non studiano e non lavorano.

Nel dibattito c’è stato spazio anche per sottolineare l’attenzione che la Chiesa ha dedicato e tuttora dedica al mondo del lavoro: basti pensare all’Onarmo, l’Opera nazionale di assistenza religiosa e morale degli operai, con significativi riferimenti a brani dell’Antico Testamento e del Vangelo, come le parabole dei talenti e degli operai mandati nella vigna. D’altra parte la dottrina sociale della Chiesa è quel corpo dottrinale che, a partire dall’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII (1891), si è venuto costruendo e con il quale la Chiesa “legge” gli avvenimenti della storia proprio mentre accadono. Giuseppe Notarstefano ha concluso l’interessante carrellata di interventi con una riflessione sull’attuale processo di globalizzazione nel quale siamo immersi e nel quale si erano forse riposte troppe aspettative. La massificazione dei profitti comanda l’economia, per cui la persona diventa solo lo strumento per ottenerne sempre di più. Ma è proprio adesso che si può e si deve invertire la rotta, ridare la speranza alle nuove generazioni e generare sviluppo, utilizzando tutte le risorse a disposizione. Il lavoro è infatti espressione della dignità e dello sforzo dell’uomo, è sempre “con” o “per”, non è mai un atto solitario: come tale, è intriso di cooperazione e di relazione. Va sottolineato come ogni relatore abbia mostrato calore e convinzione in ciò che esprimeva, segno visibile di una partecipazione effettiva e schietta. Il moderatore, a sua volta ottimo e brioso, ha congedato il pubblico “regalando” una bella frase di Leone Tolstoi: “Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo”.

Fonte: Roberto Cortese | Avvenire/La Spezia

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