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Storia di “J”, musulmano convertito al cristianesimo, e della vergognosa parentesi della Bbc

Il giovane in via anonima confida: «Se la mia famiglia venisse a sapere che sono cristiano, mi farebbe a pezzi». L’emittente inglese si sente in dovere di precisare: «Le sue opinioni non riflettono quelle di tutti i musulmani»

La storia di “J” è comune a quella di tanti altri giovani musulmani che hanno deciso di portare fino in fondo la scelta coraggiosa di convertirsi al cristianesimo. J non mostra il suo volto, non rivela il suo nome, né la sua nazionalità e la sua voce, riportata nell’intervista della Bbc, è contraffatta. Tanta cautela è presto spiegata: «Se la mia famiglia lo venisse a sapere, sarei in pericolo di vita».

«SE MI CONVERTO, MI FANNO A PEZZI»

«Vorrei dire a tutti che sono un ex musulmano, che sono cristiano, ma allo stesso tempo non voglio farlo perché se la mia famiglia lo scoprisse, mi disconoscerebbe. E mi farebbe paura. Sono spaventato adesso», continua il giovane. J ha provato a raccontare ai suoi genitori e ai fratelli della sua intenzione di convertirsi al cristianesimo, «ma loro non hanno voluto ascoltare, mi hanno minacciato. Mi hanno detto che mi farebbero fare a pezzi dai miei fratelli».

APOSTASIA NELL’ISLAM

La storia di J è drammatica, ma non è insolita. Come ricordato più volte dall’islamologo Samir Khalil Samir, «nei paesi islamici abbandonare l’islam è impossibile: ogni anno ci sono tanti casi di persone uccise dalla famiglia, se non dallo Stato, perché avendo abbandonato l’islam, e avendo proclamato che hanno abbandonato l’islam, devono essere uccisi. Spesso, l’unica soluzione per loro è di fare come se fossero musulmani, vivendo un cambiamento solo nel cuore, ed è ciò che molti fanno».

«LA PAURA NON MI ABBANDONA»

È quello che fa coraggiosamente anche J. La Bbc, però, forse per timore di irritare i tanti musulmani che vivono in Gran Bretagna, fa orecchie da mercante. E la giornalista chiede, quasi incredula, a J: «Credi davvero che i tuoi fratelli ti farebbero questo?». «Spero di no», risponde lui, «ma credo di sì perché è quello che la mia famiglia mi ha detto. E la paura non mi abbandona».

LA VERGOGNOSA PARENTESI DELLA BBC

A questo punto la Bbc blocca l’intervista e manda in onda la scritta: «L’esperienza di J e le sue opinioni sono personali e non riflettono quelle di tutti i musulmani». Al di là della tautologia (J sta parlando della sua esperienza, che non può che essere personale), la parentesi dell’emittente britannica è inaccettabile. Quando infatti la Bbc ha raccontato la storia di Laura, oggi Aisha, e di decine di altre donne inglesi come lei che si sono convertite all’islam e che oggi si dicono «felici», non hanno inserito nessuna parentesi. Anzi, hanno edulcorato la scelta, intervistando un imam che spiegava come «ogni settimana abbiamo delle conversioni» perché queste persone «trovano una risposta nell’islam».

COSA PREVEDE L’ISLAM

Invece che specificare che le opinioni di J non riflettono quelle di tutti i musulmani, la Bbc avrebbe potuto spiegare che in teoria nella sharia non si invoca la morte per l’apostata e i testi sacri della religione islamica, come accade per tanti argomenti, sono contraddittori in merito. Avrebbe poi potuto aggiungere però che, in pratica, secondo l’università di Al-Azhar, la massima autorità del mondo islamico sunnita, «se un uomo abbandona l’islam, sarà invitato a pentirsi. Se non lo fa, sarà ucciso secondo quanto stabilisce la legge islamica». Avrebbe poi potuto sottolineare che le principali scuole giurisprudenziali islamiche interpretano così la punizione che deve toccare a colui che abbandona l’islam: hanafiti (condanna a morte), malikiti (condanna a morte), sciafeiti (condanna a morte), hanbaliti (condanna a morte), jafariti (condanna a morte). Avrebbe poi potuto spiegare al pubblico che in Egitto, Palestina, Giordania, Afghanistan, Pakistan, Malaysia, Bangladesh, oltre che nei paesi arabi, la maggioranza dei musulmani ritene che l’apostata debba essere ucciso. E infine che in Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Yemen, l’apostasia è punita dalla legge con la morte. Questi rapidi dati non rendono più che normale la versione di J?

L’ESPERIENZA DEL BATTESIMO

Conosce queste cose la Bbc? Come può stupirsi se J, e altre migliaia di ex musulmani come lui, non possono dire pubblicamente di essersi convertiti al cristianesimo? Come può insinuare che non tutti la pensano come lui, come se dicesse quelle cose per motivi personali di astio? J continua a raccontare di «sentirmi più a casa nella religione cristiana» e afferma che «il battesimo è stata una delle più belle esperienze della mia vita». Poi conclude: «Ho sempre pensato che avrei reso pubblica la mia fede, ma è più facile pensarlo che comunicarlo. Vorrei dirlo al mondo intero, ma non ho ancora trovato il modo di farlo».

Fonte: Leone GROTTI | Tempi.it

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