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A 11 anni è laureato in Fisica: «Dio esiste, serve più fede per dire l’opposto»

Bambino prodigio. William Maillis è un rarissimo genio e ha già le idee chiare sul mondo che lo circonda. Ecco la sua storia.

 

Poco più di due anni fa, William Maillis salì in piedi su una sedia dietro ad un leggio, modificò l’angolazione del microfono e recitò un passo greco della Bibbia prima di decostruire una citazione del filosofo francese René Descartes. Aveva 9 anni. Così iniziava il suo percorso alla Penn-Trafford High School in Pennsylvania.

Oggi ha 11 anni e quest’estate si è laureato mentre i suoi coetanei stanno terminando la quinta elementare. Venne ritenuto un bambino prodigio fin da quando aveva 5 anni, anche se si ebbero i primi sospetti quando iniziò a parlare con frasi strutturate all’età di 7 mesi, a far di conto all’età di 2 anni, a parlare tre lingue all’età di 3 anni e ad imparare l’algebra all’età di 4 anni (c’è un video su Youtube in cui risolve in diretta le equazioni). La psicologa Joanne Ruthsatz ha studiato il suo caso e ha concluso dicendo che i bambini come lui sono circa 1 su 10 milioni.

Non tutto è facile, William soffre di solitudine e isolamento in quanto fatica a sentirsi accettato dai suoi coetanei e dai ragazzi più grandi, suoi compagni di studi. Un altro grande ostacolo è che la formazione scolastica non è sufficientemente stimolante per la sua mente così attiva. Il padre è il reverendo Peter Maillis, pastore della Chiesa ortodossa, che ha raccontato anche la passione per la storia del figlio William. Il professore di storia ha spiegato come a volte lasci la parola al giovane talento su temi storici che lo appassionano molto: la Grande Depressione, l’ascesa del razzismo in Europa, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Fredda ecc. Per lui la storia è un hobby: «Mi piace teorizzare», ha spiegato William. «Ad esempio immagino cosa sarebbe 3accaduto se la Francia avesse vinto la Guerra dei sette anni, o se la Germania vincesse la prima guerra mondiale».

Ad agosto 2018 l’undicenne ha proseguito i suoi studi in Fisica presso la University of South Florida, con un particolare indirizzo verso l’astrofisica. «Il mio obiettivo è di prendere il dottorato quando avrò 18 anni», ha raccontato in uno dei tanti video che parlano di lui. «Ognuno di noi possiede dei doni da Dio, io sono stato dotato del dono della conoscenza. Voglio dimostrare che Dio esiste e voglio farlo attraverso la scienza. Vorrei che il mondo lo sapesse». Per lui, infatti, è nettamente più probabile che all’origine della realtà vi sia un potere intelligente piuttosto che un evento (o, meglio, una miriade di eventi) fortuito. «Scienza e religione non sono diverse, la scienza è uno strumento per spiegare il mondo e, nel farlo, non smentisce Dio». Il sito web di Repubblica ha ripreso uno dei filmati, evitando le parole del giovane genio in cui parla di Dio.

Nel video qui sotto William confuta la tesi pseudo-scientifica dell’astrofisico Stephen Hawking sull’”Universo creato dal nulla”, ovvero una riabilitazione della vecchia teoria della generazione spontanea in cui la legge di gravità diventa magicamente il “creatore”. «Serve molta più fede per credere che non c’è Dio piuttosto che dire il contrario», ha concluso il bambino.

 

 

Molti lo vedono come il nuovo Albert Einstein. L’augurio è che viva felice la sua adolescenza immerso nello studio, ma anche nel gioco e nell’amicizia. Il dono ricevuto è un talento che va speso e non nascosto, secondo la parabola evangelica, e William desidera investirlo nel più grande mistero, che riempie di significato tutto il resto: l’esistenza di Dio. Presto scoprirà che non esisterà mai una prova scientifica, pena la riduzione di Dio ad un oggetto del creato e che la scienza può solo essere un’alleata al percorso, come lo è l’arte, la poesia, la filosofia. E dopo la convinzione morale della Sua esistenza, inoltre, c’è un passo ancora più importante: dargli del Tu, conoscerLo e scoprirLo in azione nella propria vita. Non ci sono libri per imparare questo, solamente vivere con semplicità la comunità cristiana. Per questo William, con tutta la sua intelligenza, come tutti avrà sempre bisogno di maestri che lo sostengano, perché «se non ritornerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 1-5).

Fonte: UCCRonline.it

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