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Chiara Corbella, la sua vita in pienezza raccontata dal suo padre spirituale

A Bel tempo si spera Roberto Corbella racconta la storia di sua figlia Chiara Corbella Petrillo e dei suoi insegnamenti: “Viviamo per amare”

Mercoledì 13 giugno ricorre il sesto anniversario della nascita al cielo di Chiara Corbella Petrillo, una giovane ragazza romana che, per proteggere il figlio di cui è incinta, rimanda le terapie per curare un carcinoma alla lingua: “Ancora un giorno, ancora 38 grammi in più, prima del parto”, ripeteva ai medici, per assicurare la completa formazione del feto. La scelta preserva il bambino, ma si rivela fatale per la madre, dato che il tumore si propaga velocemente in tutto il corpo.

Il direttore spirituale di Chiara, padre Vito D’Amato, ha raccontato la storia di questa giovane sposa e madre a Macerata, definendola un po’ ‘capocciona’. Chiara si sposa con Enrico Petrillo il 21 settembre 2008. Subito Chiara resta incinta di una bimba, Maria Grazia Letizia, a cui viene diagnosticata una di quelle malformazioni congenite che non lasciano scampo: anencefalia.

I suoi genitori scelgono di accompagnarla nel suo brevissimo viaggio terreno: appena mezz’ora, il tempo per stringerla e farla battezzare a don Vito. La scena purtroppo si ripeterà, anche se nulla può essere uguale in questo genere specialissimo di avvenimenti, alla fine della gravidanza di Davide Giovanni: il bambino, di cui verso il settimo mese l’ecografia aveva evidenziato malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e ‘incompatibilità con la vita’, respirerà per 38 minuti, sarà battezzato e restituito a Dio.

Nell’incontro padre Vito ha affermato che la tentazione più pesante di Chiara era quella della ‘normalità’, intendendo per normalità la pretesa che Dio esaudisse i suoi desideri. La storia prosegue con una terza gravidanza: Francesco. Stavolta il figlio è sano, ma è la madre a sentirsi diagnosticare, a metà gestazione, un carcinoma alla lingua.

La coppia non nutre dubbi e vuole portare più avanti possibile la gravidanza, anche a rischio della vita della mamma. Francesco viene alla luce il 30 maggio 2011. Solo dopo il parto Chiara si sottopone a un intervento radicale e ai cicli di chemio e radioterapia. Si godrà la sua creatura per un anno, nel quale non smetterà di rendere testimonianze di lode a Dio, insieme ad Enrico.

A termine della testimonianza padre Vito D’Amato ci ha raccontato Chiara Corbella: “Quello che emerge dalla sua storia è l’amore che traspare dalla sua vita e la sua fiducia in Dio. L’ho conosciuta da ragazza giovane, a 22 anni, l’ho accompagnata come padre spirituale e pensavo di aver finito il mio servizio con il suo matrimonio. Invece poi le sue vicende matrimoniali mi hanno portato ad accompagnarla fino al paradiso”.

In quale modo raccontare ai giovani la bellezza della vita di questa mamma?
“Quelli che ballano bene ad un certo punto non pensano più a quello che devono fare, lo fanno perché seguono la musica. In qualche maniera Enrico e Chiara mi sembra che abbiano vissuto un pò così. Alla fine Chiara che cos’è che poteva fare? E’ una ragazza di 24 anni che è rimasta incinta e porta avanti, fa crescere il suo bimbo.

Non ha il cervello e che cosa può fare? Dov’è il problema, quale è l’alternativa? Che se tu ammazzi tuo figlio, ti curi, dopo sarai felice. Ma non è vero, quel figlio esiste, esisterà sempre e se ti comprerai la casa con i soldi che hai risparmiato dal fatto che hai ammazzato tuo figlio, quella casa puzzerà di sangue, non esiste quella casa, è maledetta quella casa. Non esiste l’alternativa, per questo sembra così semplice”.

Chiara Corbella ha vissuto anche ‘notti oscure’: come le ha superate?
“Ha vissuto una purificazione della fede. Ha vissuto tante situazioni della fede, che sono diventate occasioni per farsi stupire da Dio. In particolare ne raccontava una alla fine della sua vita: è stato un intervento dopo la nascita dell’ultimo figlio, passando una notte senza prendere antidolorifici ed ha chiesto: se Tu ci sei, non puoi permettere che io soffra così.

Ha poi detto che in quel momento ha sentito un dolore così grande eppoi ha detto che il Signore l’ha consolata quando si è svegliata al mattino al fianco del marito che leggeva un passo delle Fonti francescane. In questo senso ha detto è stato un modo di Dio per comunicarle che non l’aveva dimenticata. Il suo rapporto è stato intenso, in cui in certi momenti ha creduto senza vedere ed il Signore le ha fatto vedere cose che non immaginava”.

Nell’esortazione ‘Exultate et Gaudete’ papa Francesco traccia nuovi modelli di santità: Chiara Corbella come li ha interpretati?
“Il papa ha incentrato il cammino cristiano sulle beatitudini, che sono solo dei cristiani, perché le altre religioni si fermano alla felicità e quindi essa è compromessa, per un cristiano è il luogo dove sperimentare una felicità più grande.

E per Chiara è stato così: davanti agli eventi della vita tutti si sarebbero arresi, perché non sarebbero stati felici, Chiara ha sperimentato una beatitudine che è possibile solo per un cristiano”.

Ad ottobre si svolgerà il sinodo per i giovani: quale messaggio può trasmettere la vita di Chiara?
“Ci sono tanti messaggi, però fondamentalmente uno è importante: la vita diventa bella quando la felicità è possibile ed occorre puntare a quello e far sperare i ragazzi affinché quello che portano nel loro cuore si può realizzare. Quindi vale la pena arrivare alla pienezza che il Signore ha promesso”.

Fonte: Simone BARONCIA |  Acistampa.com

 

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