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Cattolici e politica. Nel cattolicesimo politico è mancato l’ambiente

A qualcuno potrà dispiacere, ma il partito più votato nelle ultime elezioni del 4 marzo ha mosso i suoi primi passi, dieci anni or sono, coinvolgendo la cittadinanza sui temi che, in gergo, bolleremo come ambientalisti: dall’opposizione alle grandi opere pubbliche, dispendiose ed inutili, alla tutela del paesaggio, in nome dell’art. 9 della Costituzione, alla conciliazione tra protezione sociale e lavoro, e protezione ambientale. Dai tavoli di lavoro tra cittadini alle discussioni rionali, sino alle forme di partecipazione diretta e mediata da circoli on-line e piattaforme informatiche, ecc, gradualmente, un po’ in tutta Italia, la partecipazione dei territori alle problematiche dei rifiuti sotto casa o dei giardini pubblici di quartiere, è venuta crescendo, sino alle note affermazioni politiche nazionali del 2013 e, appunto, del 2018. La storia la conosciamo, e a qualcuno può ancora non piacere.

Il programma di quella forza politica è stato dunque ambientalista senza essere «verde». Ha coagulato attorno a sé gente comune (forze popolari qualcuno direbbe) che, nella difesa dei territori, ha recuperato il senso della cittadinanza attiva.

Laddove la partecipazione ai cosiddetti circoli o gruppi dei partiti storici languiva, segnando il baratro tra istituzioni e cittadini, altrove, in altre appartenenze, un senso comune, se non la ricerca di un bene comune, ha smosso di nuovo le persone. Certamente i milioni di italiani che alle scorse elezioni politiche non sono andati a votare, rappresentano, ancora, un vulnus nella nostra società. Comunque, durante questo muoversi collettivo, in questo movimentarsi su temi di interesse comune, come è appunto l’ambiente, i cosiddetti ex-democristiani, o i «Kattolici» (spesso così additati in senso dispregiativo), pensavano ad altro, e pertanto sono stati sempre più associati alla vecchia politica, da Prima Repubblica, cioè avvezzi al compromesso, all’attaccamento al potere, alla poltrona o alla mazzetta.

In tutta verità, infatti, non sono mancati, tra quei «Kattolici», esempi di attaccamento più all’appannaggio e al privilegio, che alla fedeltà, disinteressata, ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Una spregiudicata prassi affaristica si è interessata più ad occupare spazi che a far partire processi, e si è trovata, nell’arco della vita effimera di un mandato amministrativo, ad essere sommersa di avvisi di garanzia. La classe dirigente ha sempre più rappresentato sé stessa che le istanze degli elettori. Così, oltre ad una disunità, quasi sostanziale, tra i cattolici impegnati in politica, c’è stata una moralità tradita. Non si tratta qui di formulare un’accusa, né un giudizio. E’ invece la constatazione di un’occasione persa (i cosiddetti segni dei tempi) in cui si sarebbe potuto cogliere nuove stagioni e nuove sensibilità tra la gente, ma, purtroppo, questo non è stato fatto. Al contrario, un cattolicismo identitario si è manifestatamente opposto – non senza valide ragioni – a derive radicali e neomalthusiane dell’ambientalismo più estremo, buttando però via il bambino con l’acqua sporca.

 

 

Ci è voluto un Papa, latinoamericano, per puntare l’attenzione del cattolicesimo, in primis quello nostrano, sui problemi ambientali, anzi socio-ambientali, non tanto visti come settore specializzato di applicazione di policies, bensì come visione globale, unitaria, attorno a cui ridisegnare nuove politiche per l’Uomo. Non a caso ad un Umanesimo Integrale si è associata un’Ecologia Integrale. Ci è voluta la Lettera Enciclica Laudato sì (LS) perché si capisse che l’approccio alla DSC dovesse essere induttivo, e non deduttivo. Si parte dall’esperienza con la gente e per la gente. La straordinaria impalcatura di principi dell’insegnamento sociale della Chiesa trova sempre una difficoltà applicativa, che ne è d’altronde la sfida, di dover cioè calare teorie per trasformarle in buone prassi. Forse c’è da chiedersi se questo approccio sia ancora valido stante le cogenti esigenze sociali e ambientali del tempo presente. Oggi – come scrive Nicola Graziani -«l’Italia è in profonda trasformazione, e gli italiani sono diversi da quelli di un tempo. Esistono realtà che fino a una quindicina di anni fa non erano nemmeno immaginabili, che vogliono avere voce».

Richiamare ed elencare i padri fondatori ed i maestri del cattolicesimo politico in Italia è giusto, ma senza nostalgie od impossibili ritorni al passato. Restando nella metafora ambientale, possiamo pensare che il paesaggio politico del cattolicesimo in Italia, avendo avuto un tempo di fioritura e bellezza, oggi, analogamente ai paesaggi rurali Toscani, rischia di essere una bellezza fossile dalle radici millenarie, che è fragilissima: ogni giorno è preda di una modernizzazione convulsa ed aggressiva. Ne risulta un paesaggio frammentato, disorganico con la propria storia, che ha perso l’originaria unitarietà, per cementificazioni (ideologiche) ed abusi (edilizi). E’ su questo che si misura la «temporalità dell’uomo e la piena autonomia della storia»?

L’angolatura da cui si è partiti scrivendo questo breve contributo, assecondando del resto l’invito di Toscana Oggi, non è angusta: il tema dell’ambiente non è un particolare che si ingrossa e si assolutizza tanto da voler essere esaustivo per spiegare la complessità delle sfide politiche ed economiche che abbiamo di fronte. Non pretende di essere il prisma interpretativo di tutta la realtà. Con questo, però, l’ambiente, come neo-paradigma, è talmente trasversale ed omnicomprensivo che non può essere considerato uno dei tanti settori dell’articolazione politica. La Laudato sì è, in questo, un valido insegnamento. Il cattolicesimo politico si trova però ancora impreparato su questo fronte; esso dovrebbe invece cogliere tutte le potenzialità offerte dal magistero di Papa Francesco sul versante socio-ambientale, sia per il coinvolgimento delle persone che per elaborare strategie per il futuro: farne il fulcro tematico per una visione unitaria dell’Uomo e della sua casa comune. Questa è la sfida. I futuri conflitti, sia militari che sociali, si verificheranno per questioni ambientali, anche in Italia.

Non siamo qui a scrivere per proporre una partito dei verdi in salsa confessionale, bensì per lanciare un’idea forte, che possa essere nucleo argomentativo ed aggregativo di un mondo politico cattolico ormai in diaspora. Gli interrogativi sull’ambiente e quindi sulla convivenza nella casa comune, coinvolgono non solo i cattolici e gli uomini di buona volontà, ma ogni persona che su questo Pianeta vive (cf Laudato sì). Il tema della «cittadinanza ecologica», così come proposto da Papa Francesco, non può rimanere fuori dall’agenda di un rinnovato impegno dei cattolici in politica, qualunque siano le soluzioni aggregative. Se prima però si cercano le forme aggregative (i contenitori) e non i contenuti (nuovi) che possono ri-unire i dispersi politicamente, risulterà poco efficace richiamarsi ai temi classici di un cattolicesimo politico oramai esausto.

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