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SINODO GIOVANI – Verso il Sinodo con tanti film: NON E’ UN PAESE PER GIOVANI #1a proposta

 

NON È UN PAESE PER GIOVANI

di Giovanni Veronesi

con Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco,

Sergio Rubini, Nino Frassica

Italia 2017// Durata 105’ // Drammatico

 

Il film in un tweet

Sandro e Luciano sono due giovani camerieri ventenni che hanno dei sogni

nel cassetto. L’Italia sembra non dargli nessuna prospettiva. Per questo decidono

di partire per Cuba alla ricerca del loro destino.

 

La sfida

Perché i giovani sono così spesso considerati una «zavorra» e non una «risorsa

» per il lavoro, l’economia, il progresso in Italia? Perché non si dà fiducia ai

giovani quando la meriterebbero?

 

La condizione umana

Sandro è uno dei ventenni con un sogno nel cassetto e vuole diventare uno

scrittore, mentre Luciano, cupo e misterioso, ha in progetto di varcare l’oceano

per potersi realizzare da grande come cuoco. Decidono così di lasciare

un lavoro precario di camerieri a Roma per partire alla volta di Cuba, al fine

aprire un ristorante con tanto di wi-fi ancora raro sull’isola. Ma non tutto va a

gonfie vele, nonostante il contatto con Nora, la strana e ferita dalla vita, che

in qualche modo cerca di dare loro una mano. Così i due avranno modo di

«perdersi» o «ritrovarsi» sul posto, cambiati per sempre dalle loro scelte e dal

proprio destino.

Giovanni Veronesi ha avuto una buona intuizione con Non è un paese per

giovani: «Forse è la prima volta che accade, ma non è un caso: un film che

viene tratto da una trasmissione radiofonica. Un’esperienza fatta di dirette radio

tutti i giorni a Radio2, dove chiamavo un ragazzo italiano all’estero e mi

facevo raccontare la sua storia e il perché se n’era andato dall’Italia». Tuttavia

il quadro che ne esce è qua e là non sempre a fuoco, lasciando l’intento piuttosto
annacquato da una sceneggiatura forse troppo debole nell’affrontare uno

dei temi più importati di oggi, come l’emigrazione dei ragazzi italiani all’estero,

alla ricerca di quella concreta possibilità di lavoro che realizzi le loro aspirazioni.

Se da una parte il racconto ci ricorda che «non sono tutte rose» fuori dal nostro

Paese, dall’altra alcune soluzioni narrative appaiono giustapposte e non così

approfondite. Resta, tuttavia, il pregio della domanda che si impone nell’opera:

perché, alla fine, si lasciano sempre scappare i giovani e la politica, nonostante

gli intenti, non trova soluzioni percorribili per i cosiddetti «cervelli in fuga»?

Azzeccata, dunque, l’idea iniziale e finale di porre sullo schermo i videomessaggi

dei ragazzi all’estero. Sono davvero tanti e sono dappertutto. Torneranno

prima o poi? Perché rincaseranno? Cosa gli faremo trovare?

 

Una rilettura del film teologico-pastorale

a cura di Alberto Gastaldi – incaricato di Pastorale Giovanile per le Diocesi della

Liguria

C’è un desiderio che spinge Sandro e Luciano a partire: quello di non accontentarsi

di una vita precaria nel loro paese. Vengono in mente le parole di Papa

Francesco: «Rischia! Chi non rischia non cammina. “Ma se sbaglio?”. Benedetto

il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo» (Discorso a Villa Nazareth, 18

giugno 2016). Una situazione che tormenta e che mette in moto le energie migliori

dei due giovani. Può essere l’immagine di tanti coetanei partiti per l’estero,

rappresentati nelle interviste che aprono il film.

La decisione di lasciare l’Italia sembra trovare immediatamente un orizzonte

di percorso in un progetto condiviso, promuovere la rete Wi-Fi a Cuba. Infatti

“i giovani apprezzano la possibilità di combinare l’azione in progetti concreti

su cui misurare la propria capacità di ottenere risultati, l’esercizio di un protagonismo

indirizzato a migliorare il contesto in cui vivono, l’opportunità” (XV

Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento

vocazionale, Documento Preparatorio I.3).

Il limite del percorso di Sandro e Luciano è però quello che la precarietà rimane

la cifra interpretativa di tutta la loro esperienza a Cuba. “La scelta non può restare

imprigionata in una interiorità che rischia di rimanere virtuale o velleitaria – si

tratta di un pericolo accentuato nella cultura contemporanea –, ma è chiamata

a tradursi in azione, a prendere carne, a dare inizio a un percorso, accettando

il rischio di confrontarsi con quella realtà che aveva messo in moto desideri ed

emozioni” (II.2).

Interessanti sono alcuni dialoghi tra Sandro, Luciano e Nora, conosciuta a Cuba,

tipici dell’età giovanile: esprimono quella richiesta profonda di non essere soli

nei “passaggi importanti della vita”. Il primo riferimento di confronto sono i compagni

di cammino: “Forte è il desiderio di confronto aperto tra pari. A questo

scopo è grande il bisogno di occasioni di interazione libera, di espressione affettiva,

di apprendimento informale, di sperimentazione di ruoli e abilità senza tensione

e ansia” (I.2). Questa condivisione, per arrivare a un percorso di crescita,

deve però essere accompagnata dall’incontro con adulti significativi. “I giovani

sentono il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste…

Cercano figure in grado di esprimere sintonia e offrire sostegno, incoraggiamento

e aiuto a riconoscere i limiti, senza far pesare il giudizio” (I.2) Nel film gli adulti

non sembrano aver la capacità di sostenere un confronto educativo con i protagonisti.

Si rimane solo su suggestioni o consigli legati a istanze di poco conto. È

un peccato perché in questo modo Sandro e Luciano sono sospinti più ad adeguarsi

agli eventi che a “prendere in mano la loro vita”.

Fonte: SdC.it

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