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L’ex villa del «boss» a Sarzana diventa ostello e casa famiglia

La “Papa Giovanni XXIII” coordina i servizi in favore dei più piccoli, profughi e famiglie in disagio. Il ministro Orlando sulle mafie al Nord: «Qualunque negazionismo non può più essere autorizzato»

Porte di vetro nero dei bagni da seimila euro, stucchi alle pareti, caminetti hi tech, stanze da letto immense e sbarre alle finestre. Come a cercare protezione dalla vita in una casa antica con muri spessi e una vista mozzafiato che arriva fino al mare e spazia sui colli della Lunigiana e il monte Amiata. Scherzano sul lusso pacchiano i volontari che hanno compiuto un’impresa in pochi mesi. Perché qui il primo miracolo è il cambio di destinazione del cattivo gusto e dell’opulenza dei nostri tempi, smontati e messi al servizio dei più piccoli in una casa famiglia accanto alla quale sorgerà un ostello per pellegrini nel segno del turismo sociale. È la logica che sta dietro il progetto che ha ridato vita a Cà Carnevale, villa sequestrata e confiscata a nel 2010 dalla Dia di Genova a un imprenditore con- dannato e in stretti rapporti con la criminalità organizzata sulle colline di Sarzana, in via Ghigliolo, nell’insospettabile terra di confine della Lunigiana dove, come scrive in un documentato libro Marco Antonelli, le mafie si fanno in quattro, sparano e uccidono per controllare il territorio.

Soprattutto la ’ndrangheta che, sostengono quelli di Libera, ha messo nel mirino in zona gli inerti e la polvere di marmo per inquinare il tessuto economico e ripulire capitali sporchi. Guardano al turismo e nascondono latitanti nelle valli dietro al mare, in silenzio. Con un valore stimato intorno al milione e mezzo di euro, la villa è il bene confiscato alla criminalità organizzata più importante in Liguria e uno dei più significativi del Nord Italia, nonché uno delle più ambiziose iniziative di recupero a fini sociali di un patrimonio criminale, grazie al contributo di idee e volontariato che arriva da una rete di partner particolarmente ampia e forte nel territorio. Ma ieri è stata inaugurata un’esperienza unica in Liguria dal vescovo di La Spezia Ernesto Palletti, dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, dalle autorità cittadine, dal presidente della Fondazione Carispezia Matteo Melley, del presidente della Papa Giovanni XXIII Paolo Ramonda, dal presidente del consorzio Cometa don Franco Martini e dal vice presidente di Libera Davide Pati.

E la sfida della nuova casa famiglia, che sembrava impossibile, è stata vinta dalla società civile cittadina che ha costituito una rete coordinata da Libera. «Il bando per ottenere in comodato il bene confiscato – spiega l’ingegner Corrado Bernardini, aclista, scout, presidente del Cai e storico ambientalista sarzanese – non era facile da vincere. Era inizialmente destinato a trasformarlo in attività ricettiva, ma la sua posizione lontana dal centro e le spese richieste per la ristrutturazione hanno scoraggiato i concorrenti. La villa era in stato di abbandono da anni, la sua trasformazione in una casa famiglia per l’accoglienza di minori nasce da una volontà comune di Libera, della Papa Giovanni XXIII e del consorzio Cometa, insieme ad Acli, Agesci, Volontari di crescita comunitaria, L’égalité, Il pungiglione, la Missione sportiva, l’istituto Parentucelli Arzelà». Il progetto sociale è stato finanziato dalla Fondazione Carispezia nell’ambito del bando 2016 ‘Verso un welfare di comunità: la famiglia come risorsa’. Non bastano le sigle per vincere una sfida simile.

Cà Carnevale era una cascina medievale trasformata in sfarzosa villa, circondata da uliveti. Tutto abbandonato per troppi anni. Oggi sono i profughi della vicina comunità dell’associazione ‘Cometa’ a ripulire il terreno mentre gli uliveti saranno recuperati dagli insegnanti e dagli studenti dell’istituto agrario Parentucelli Arzelà, e intanto gli alberi hanno già cominciato a dare frutti e in un paio di anni potranno dare altro olio per Libera. «Il merito della trasformazione – spiega Marco Baruzzo, studente di Giurisprudenza a Pisa e coordinatore cittadino di Libera – va ai volontari che hanno dedicato ore e ore di impegno.

Con i soli fondi del bando, 85 mila euro, non saremmo riusciti a completare tutto. La casa e le terre confiscate, due ettari tra bosco e uliveto a pochi passi dalla fortezza di Sarzanello, sono la seconda esperienza di questo tipo nel territorio dopo il Quarto Piano, appartamento del centro e trasformato nel 2016 in centro per il volontariato, la cultura e il tempo libero». Sul giardino della casa, un balcone verde affacciato sull’uliveto da cui si gode la vista del Tirreno, sono sparsi i giocattoli dei piccoli ospiti della grande casa, i bambini che cercano affetto e futuro con la Papa Giovanni.

Le ragioni della scelta le spiega il presidente nazionale Paolo Ramonda, «nelle case famiglia le fragilità vengono accolte e le ferite risanate dalla relazione con un papà e una mamma. E’ un’azione di prevenzione che toglie terreno alle mafie, che fondano il loro potere sulla vulnerabilità della società». Il progetto di Ca Carnevale prevede una complessa rete di interventi sociali ed educativi, ma deve sostenersi per continuare a vivere. «Allora – conclude Bernardini – la seconda fase prevede la trasformazione dell’adiacente piscina e dei box in un ospitale per l’accoglienza dei pellegrini in cammino lungo la via Francigena». Una struttura che serve anche a ricordare quale sia il livello di infiltrazione delle cosche.

«Quando chiesi in commissione antimafia che si lavorasse anche sul Ponente della regione, registrai la rivolta di molte forze politiche. Era primavera – ha ricordato a Sarzana il ministro della Giustizia Andrea Orlando – e il problema pareva fosse di non compromettere la stagione turistica. Come se la mafia fosse un elemento di attrazione ironizza Orlando -. Qualunque negazionismo non può più essere autorizzato». Dopo l’inaugurazione si ricomincia, dunque. Le sbarre di Cà Carnevale sono state piegate da una forza silenziosa e tranquilla, più resistente di tutte le mafie.

Fonte: Paolo Lambruschi | Avvenire.it

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