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SCUOLA / Un metodo per portare al successo scolastico anche chi ha difficoltà

Il metodo Feuerstein consente di ottenere risultati impensabili da bambini con disturbi (dislessia, disgrafia, disortografia etc.) ma è ancora poco conosciuto il Italia.

La scuola è ormai avviata a pieno ritmo. Bambini e ragazzi hanno già cominciato a scontrarsi con le prime prove: successi per alcuni e fallimenti per altri. Mamme e papà sanno in cuor loro chi, tra i loro figli, non avrà problemi, chi andrà così così, chi invece li obbligherà a spendere ore dietro a compiti e interrogazioni. I genitori sanno già, è naturale, e, pazientemente, con amore, accettano. Naturale, sì, ma sbagliato. Purtroppo la maggior parte di loro non sa che le funzioni cognitive — non solo di un bambino, ma di qualunque essere umano —, sono sempre modificabili, anche nelle persone più deficitarie o più deprivate culturalmente. C’è stato un uomo, Reuven Feuerstein, che lo ha dimostrato con il lavoro di tutta una vita. Definito l’Einstein dell’educazione, il pedagogo e psicologo ebreo ha implementato un metodo di potenziamento cognitivo (il Pas, programma di arricchimento strumentale), usato in particolare — ma non solo — con bambini e ragazzi in età scolare che hanno dei disturbi di apprendimento. ilsussidiario.net ne ha parlato con Angelo Anelli che ha avviato a Milano “Progetto Dinamo” con il grande compito di insegnare a imparare attraverso il metodo Feuerstein.

Quali tipi di persone seguite nel vostro studio?

Seguiamo bambini e ragazzi con diversi tipi di problemi certificati (disturbi di attenzione, iperattività, dislessia, disgrafia, disortografia…), ma anche con livello motivazionale molto basso e problemi di autostima. In alcuni casi sono bambini che non sono stati valutati da specialisti, ma avendo delle difficoltà i genitori provano questa strada nella speranza che qualcosa si sblocchi. Devo dire che non si pentono mai e le soddisfazioni sono grandi.

Ad esempio?

Ho avuto un ragazzo di seconda superiore con un quoziente intellettivo alto ma che andava male a scuola. Con lui abbiamo fatto un lavoro non strettamente Feuerstein, aiutandolo a prendere coscienza delle strategie di ragionamento che metteva in atto. Questo ha iniziato a fargli provare gusto nel lavoro di problem solving, cosa che lo ha rilanciato, gli ha dato motivazione sull’attività scolastica. Dopo di che ha finito l’anno bene.

Il metodo che percentuale di successo ha?

Posso dire che nessuno — insegnanti, genitori, ragazzi — mi ha mai detto: questo lavoro non serve. Ogni volta che sono stato chiamato a scuola dalle équipe che seguono i ragazzi, mi viene detto che sono migliorati. Magari non si tratta di un immediato miglioramento didattico perché questo è un lavoro a lungo termine. Però che migliorano, significa tante cose: che cambiano, sono più motivati, più aperti. E questo è senz’altro un prodromo per un miglioramento dei risultati scolastici.

In cosa consiste il metodo Feuerstein?

Il Feuerstein educa i processi di pensiero stimolando e sviluppando le funzioni coinvolte. Si basa sul principio della “modificabilità cognitiva strutturale” confermato dalle neuroscienze: le capacità mentali umane possono essere significativamente modificate da un intervento affettivo-educativo da parte di altri esseri umani (mediatori).

Insomma, serve a sviluppare l’intelligenza?

Cosa sia e come si misuri l’intelligenza è un tema ancora aperto. Senz’altro è una funzione complessa che implica un’interazione tra campi affettivo, cognitivo, relazionale, emotivo e sociale. Il metodo Feuerstein lavora sulle funzioni cognitive che sono i mattoni, i pre-requisiti, con cui si struttura il pensiero, in modo che le operazioni mentali fluiscano efficacemente. Fare potenziamento cognitivo significa eliminare quei limiti che sono ostacoli al ragionamento.

Cosa fate concretamente in una lezione?

Il Programma Feuerstein è composto da esercizi carta-matita che coinvolgono le più svariate attività di ragionamento e sono lo spunto con cui il mediatore conduce il ragazzo ad una riflessione metacognitiva che lo porta ad essere più consapevole dei propri processi mentali.

Può fare degli esempi?

Classificazione, confronto, induzione, inferenza sono ad esempio operazioni mentali. Funzioni cognitive che portano a svolgere le operazioni mentali sono ad esempio: leggere i dati secondo un ordine che li discrimini in rilevanti, irrilevanti, inutili, ridondanti, impliciti da esplicitare; utilizzare più fonti di informazione nello stesso momento (parola scritta e disegno); decodificare le consegne; definire il problema da affrontare; analizzare le strategie di soluzione, le difficoltà incontrate, capire gli errori e cosa insegnano…

Sembrano passaggi difficili per bambini con problemi…

Eppure tutti riescono a seguire e tutti ottengono dei risultati. Pensi che dopo aver affrontato le strategie di ragionamento, si cerca di individuare una regola, una generalizzazione dal lavoro svolto. E ragazzi così riescono da soli, benché guidati, ad arrivare a conclusioni come: “ci sono problemi che si risolvono con un unico piano, altri dove il piano va cambiato in corsa”; “a volte riconoscere l’errore significa comprendere meglio il significato del compito”; “in un compito complesso bisogna darsi delle priorità”; “prevedere le difficoltà aiuta a superarle”… Non so se mi spiego…

Sì, ma può spiegare meglio in che senso ritiene che questi siano traguardi importanti?

Lavorando, arrivano in autonomia a regole generali senza che nessuno gliele cali dall’alto. Significa che è una loro conquista che difficilmente dimenticheranno e che sapranno riutilizzare. E non si tratta solo di generalizzazioni, perché dopo questa fase si cerca di applicare quanto imparato ad altri ambiti esperienziali.

La critica rivolta al metodo Feuerstein riguarda l’impatto non immediato sul rendimento scolastico. Conferma questo limite?

Non parlerei di limite. Il metodo non si basa sul risultato ma sul processo, perché l’importante è ottenere dei risultati duraturi. Solo l’acquisizione di un metodo diverso di ragionare, non tanto la soluzione di quel problema specifico, ma la comprensione di cosa c’è dietro quel problema, consentirà in un’altra occasione di utilizzarlo. Senza contare che ognuno ha il suo stile cognitivo, il suo modo con cui organizza le informazioni, e questo metodo aiuta a riconoscerlo e a rispettarlo.

Può fare un esempio?

Ad esempio, insegnare l’analisi grammaticale a un bimbo disgrafico facendolo scrivere tanto, lo manda in crisi. Ma se l’analisi viene fatta attraverso una tabella in cui deve inserire nella colonna giusta le parole, è assolutamente in grado di seguire. A livello di conoscenze non perde niente, ma gli si permette di acquisirle più facilmente.

E’ una critica a come lavorano gli insegnanti?

Al contrario, è un mettere in comune uno strumento in più ancora poco conosciuto come completamento dell’esperienza curriculare tradizionale. Si espliciterebbe e renderebbe sistematico quello che già avviene perché per imparare matematica, italiano, storia, geografia bisogna saper leggere i dati secondo la logica richiesta, generalizzare, indurre, dedurre, ecc. Accanto al lavoro sui contenuti, un lavoro sistematico sul metodo per apprenderli, sono certo, sarebbe davvero apprezzato.

Perché il Feuerstein è ancora così poco conosciuto nelle scuole?

Per ora è conosciuto tra gli specialisti nei disturbi di apprendimento, ma avrebbe una grande spendibilità anche nelle scuole, come avviene ad esempio in Israele, dove è utilizzato in tutto il sistema di istruzione. Nel mondo viene utilizzato molto anche nella formazione aziendale e per prevenire il decadimento intellettuale degli anziani. Perché, tutti, ma proprio tutti, possono migliorare le proprie capacità di pensiero.

Fonte: Angelo ANELLI IlSussidiario.net

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