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Scelte e riflessioni di un popolo in cammino. Questo Meeting e la mela di Newton

Ius soli/ius culturae, larghe intese, Europa: pro o contro? È più che normale chiedersi cosa il popolo del Meeting di Rimini pensi sui temi caldi che interessano tutto il Paese. Il Meeting però, anche quest’anno, vuole rivendicare il suo ruolo, che non è quello di ingrossare le file di alcuno schieramento, ma creare momenti di riflessione e raccontare esempi di cultura e di missione.

Un esempio sono le risposte che i ragazzi interpellati in giro per la fiera hanno dato sullo ius soli/ius culturae: pareri diversi, a volte discordanti, ma argomentati, non ideologici. Troviamo un altro esempio nella mostra sul lavoro in cui i giovani hanno dato voce alle domande tra le più disparate che avevano in cuore (come muoversi nel mercato del lavoro, come affrontare gli insuccessi, come non perdere di vista la propria crescita personale), non lasciandosi bloccare dalle difficoltà del momento.

Avere un’identità non significa schierarsi in uno scenario in bianco e nero. Spesso significa ricercare, interrogarsi, confrontarsi. In una parola: ragionamento, non tifo da stadio. In questo clima così confuso e sotto il ricatto di prossime elezioni il rischio di banalizzare problemi complessi è grande. Eppure, c’è più che mai bisogno di fermarsi a capire, confrontare, approfondire.

E soprattutto chiedersi quale mondo vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Ad esempio, che tipo di società stanno creano i flussi migratori, come accompagnare l’integrazione di culture diverse, come tutelare i più deboli? Il Meeting non ha l’esigenza di rispondere secondo i tempi della politica. Gli sono più propri quelli della riflessione e dell’esperienza (che legge anche la storia dell’uomo) perché il suo contributo è quello di formare un soggetto che desideri sviluppare conoscenza e autocoscienza.

Fatta questa doverosa premessa va detto che le scelte del Meeting, poi, sono chiare. Innanzitutto, contro il qualunquismo populista, e proprio tenendo conto del disagio e della sofferenza delle persone, continuiamo a fare il tifo per le istituzioni, non certo perché riteniamo che sia tutto uguale, ma perché non abbiamo perso il senso delle priorità: le istituzioni hanno il compito di garantire innanzitutto il bene comune, il bene per tutti.

Poi naturalmente riteniamo che le istituzioni debbano essere sussidiarie, essere cioè espressione delle realtà popolari che rappresentano, più che dei governi: non si sente alcuna nostalgia per gli uomini soli al comando e nemmeno per i nazionalismi ottocenteschi. L’esempio del Cern, dell’Erasmus, l’Agenzia spaziale sono esempi in cui le istituzioni lasciano spazio all’autonomia. Esempi di un’Europa sussidiaria.

Un altro punto su cui il Meeting continua ad avere le idee chiare è il valore della testimonianza, che non è affatto agiografia, ma riguarda l’importanza di esempi che possono suggerire un metodo valido su ampia scala. Ad esempio, come è accaduto con i progetti di solidarietà del Banco Alimentare e della Casa della Cultura musulmana a Milano. Se la mela fosse caduta sulla testa di Newton ai giorni nostri, qualcuno avrebbe gridato all’attacco da parte dell’agricoltore. Invece Newton, da un particolare, scoprì una legge universale.

Fonte: Giorgio Vittadini | Avvenire.it

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