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Qual è l’eredità spirituale del cardinale Dionigi Tettamanzi?

Dai no global, al fondo per le famiglie povere, dalle mani tese agli immigrati all’impegno da “pensionato”. Così l’arcivescovo emerito di Milano si è avvicinato al Bergoglio “style”

Qual è l’eredità che lascia Dionigi Tettamanzi? L’arcivescovo emerito di Milano – diocesi che ha guidato dal 2002 al 2011 – scomparso a 83 anni, è stato da sempre considerato un progressista, un vescovo “di sinistra” per il suo modo di agire (La Repubblica, 6 agosto).

Sua caratteristica fondamentale è stata la concretezza tutta “lombarda” con cui si esponeva in prima persona, mettendosi anche in contrapposizione con la politica. Celebre la sua visita al campo rom di via Triboniano, a Natale del 2010, e il giro nei campi profughi in Palestina, nel 2009.

Il suo nome fu a lungo tra quelli dei cosiddetti “papabili”, soprattutto alla morte di Giovanni Paolo II, tanto che a Milano nell’aprile 2005 tanti lo davano in partenza per il Vaticano.

Ecco cinque tratti che hanno caratterizzato l’azione pastorale di Tettamanzi.

1) ANTI-GLOBAL

Da arcivescovo di Genova fu una delle voci principali che sostenne le motivazioni delle proteste antiglobalizzazione in occasione del G8 che si tenne nel capoluogo ligure, nel luglio del 2001, cosa che gli procurò l’ammirazione di molti commentatori di sinistra (L’Huffington Post, 5 agosto).

2) APERTO AI MIGRANTI

A proposito di immigrazione, al momento di lasciare la guida della diocesi, afferma: «La nostra società fa ancora fatica a confrontarsi veramente con l’immigrazione, che, se per alcuni può essere un problema, per tutti dovrebbe essere, invece, un’opportunità. È all’immigrazione che Milano deve non poco della sua fortuna: questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. È una memoria da recuperare».

Sicuramente, prosegue, «occorre intervenire per regolare doverosamente il fenomeno migratorio, garantendo la legalità, attivandosi di concerto con le altre nazioni. Ed è indubitabile che anche la Chiesa debba fare la propria parte. Purtroppo, invece, spesso accade che a prevalere sia la paura dell’altro».

3) IN AIUTO ALLE FAMIGLIE POVERE

Con Tettamanzi arcivescovo la diocesi ambrosiana istituisce il Fondo Famiglia Lavoro, per aiutare chi è in difficoltà a motivo della crisi. Un modello che sarà poi replicato in altre diocesi, a cui, inizialmente, l’arcivescovo fa donare ben un milione di euro dalla stessa Curia.

4) DIVORZIATI RISPOSATI

Da arcivescovo, nel 2008, Tettamanzi aveva dedicato una lettera pastorale agli sposi «in situazione di separazione, divorzio o nuova unione», a quelli che hanno «il cuore ferito», per comunicare loro che non devono sentirsi esclusi o emarginati dalla vita delle comunità cristiane.

E all’inizio del primo dei due Sinodi sulla famiglia, nell’ottobre 2014, l’arcivescovo emerito di Milano apre per la prima volta anche alla possibilità dei sacramenti per i divorziati risposati: «Penso che l’ipotesi potrebbe essere accolta a tre precise condizioni che determinano una strada da percorrere: se dei sacramenti si assume, secondo l’insegnamento costante della Chiesa, il significato di “segni delle misericordie di Dio”; se si evitano indebite confusioni sull’indissolubilità del matrimonio e si assicura un recuperato impegno di vita cristiana attraverso “cammini di fede“ che siano veri e seri» (La Stampa, 6 agosto).

5) PASTORE SENZA “PENSIONE”

Da vescovo emerito è stato un esempio anche perché decide di continuare l’attività pastorale.

Dopo le dimissioni del vescovo di Vigevano Vincenzo Di Mauro, nel luglio 2012 Tettamanzi viene nominato amministratore apostolico di Vigevano, dove rimarrà per un anno, fino alla designazione del nuovo pastore, andando avanti e indietro da Milano.

L’ultimo Tettamanzi, ormai emerito, è stato quello dell’appoggio – anche sui temi della morale famigliare – alla linea di Papa Francesco, che non a caso lo volle presente al Sinodo del 2015 (Il Foglio, 5 agosto).

LA “SCOPERTA” DI DELPINI

Due curiosità da sapere. La prima. Fu proprio Tettamanzi a scegliere come suo diretto collaboratore monsignor Mario Delpini, nominato recentemente da Jorge Bergoglio nuovo arcivescovo ambrosiano dopo i sei anni di episcopato del cardinale Angelo Scola. Nel 2006 gli affidò l’incarico di vicario episcopale di Melegnano e l’anno successivo lo ordinò vescovo ausiliare di Milano a seguito della nomina firmata da Benedetto XVI.

LO SCONTRO CON BERTONE

Abbastanza rovente fu, invece, lo scontro con l’allora Segretario di Stato di Ratzinger, il cardinale Tarcisio Bertone, che gli chiese invano di dimettersi dall’incarico di presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, all’epoca ancora “cassaforte” dell’Università Cattolica. Tettamanzi non si fece intimorire dal porporato salesiano, che disse di agire in nome del Papa tedesco e che al suo posto avrebbe voluto nominare Giovanni Maria Flick, e scrisse direttamente a Benedetto XVI che annullò il provvedimento (Il Fatto Quotidiano, 5 agosto).

Fonte: Gelsomino del Guercio | Aleteia.org

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