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«La salvezza è offerta a tutti non solo a dotti e sapienti»

 

Nella Messa di chiusura dell’VIII centenario del Perdono di Assisi l’invito alla conversione e alla consapevolezza che il destino definitivo sarà nel mondo futuro «Dio ci vuole tutti in Paradiso»

Parolin alla Porziuncola: missione fondamentale della Chiesa è favorire l’incontro tra Dio e l’uomo.

«Mostrare una via di salvezza offerta a tutti e non riservata a piccoli gruppi di dotti e sapienti ». Una strada accessibile ai poveri, agli ultimi, «ampia e libera da ostacoli, che conduce alla salvezza», anche se attraverso una porta stretta come quella della Porziuncola, «porta dell’autentica conversione del cuore e della vita». È la via per varcare «la porta della vita eterna » del Perdono d’Assisi che da otto secoli vede convergere qui milioni di viandanti pellegrini e che quest’anno si è snodata sotto un sole particolarmente rovente. Questa volta c’è stato il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin per il 2 agosto, giorno dell’indulgenza della Porziuncola richiesta da san Francesco a papa Onorio III per il perdono completo a quanti confessati e pentiti l’avessero visitata. E davanti alla folla accaldata e assiepata a Santa Maria degli Angeli, il cardinale Parolin ha chiuso così le celebrazioni per l’ottavo centenario del Perdono di Assisi inaugurate giusto il 2 agosto dello scorso anno dal cardinale Gualtiero Bassetti, anche ieri presente insieme al vescovo di Assisi-Nocera Umbra- Gualdo Tadino, l’arcivescovo Domenico Sorrentino.

Nell’omelia il Segretario di Stato ha ricordato quando san Francesco «raggiante per aver ottenuto dal Papa la concessione dell’indulgenza non trattenne la gioia ed esclamò: ‘Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso’». Sono parole che dicono non solo dell’ardore verso Dio di san Francesco che divenne compassione e carità verso il prossimo tanto da trasformarsi in supplica perché la Sua misericordia si riversasse sul suo popolo», dicono anche la missione fondamentale dellaChiesa, che è quella di favorire l’incontro tra Dio e gli uomini e di «costruire solidi ponti tra cielo e terra». Rileggendo le cronache della vita di san Francesco in effetti si rimane stupiti nel vedere quanto contasse il Paradiso per gli uomini e le donne di quel tempo, quanto fossero disposti a camminare, ad impegnarsi, a pregare, per non allontanarlo dal loro orizzonte.

«Desta meraviglia scoprire – ha detto il cardinale Parolin – quanto gli uominipensassero alle cose del cielo, quanto fossero consapevoli che il destino definitivo, quello vero, non si gioca nelle soddisfazioni e realizzazioni terrene, ma lo si trova nel mondo futuro, lassù nella città dei santi e nonquaggiù nelle città terrene, colme di affanni, di dubbi commerci e di vanità».

Forse a quei tempi – ha detto ancora – l’animo umano era meno distratto da infinite immagini e suoni e la società e la cultura si dimostravano sensibili al soprannaturale, oggi non è facile «rientrare in se stessi», come fece il figliol prodigo, «non siamo aiutati a comprendere che, inseguendo soltanto realizzazioni terrene, si andrà incontro ad amare scon-fitte, non è scontato capire che occorre rivolgersi a Dio, chiedere a Lui luce e conforto, accogliere il suo perdono e cambiare vita». Mentre il cardinale pronuncia l’omelia molti sono i fedeli rimasti in fila per le con-fessioni. Il segretario di Stato ha parlato ancora a chi «è troppo pieno di sé, del suo potere, delle sue conoscenze e progetti, delle sue relazioni e ricchezze per accorgersi di un Dio che si fa piccolo, che si abbassa e si spoglia per innalzare e rivestire di grazia l’essere umano». E di come «la sapienza non si manifesti sulla vetta di qualche monte sperduto o in qualche appartato palazzo principesco, non nell’ambiente rarefatto e raffinato di qualche consorteria di eruditi, ma “in mezzo al suo popolo… tra la moltitudine degli eletti”». Alla fine della celebrazione Parolin è tornato a ribadire che la via maestra della riconciliazione passa attraverso il perdono e mostra ad alcuni il regalo prezioso e simbolico di una croce pettorale fatta con un pezzo del legno del pulpito dal quale san Francesco otto secoli diede l’annuncio dell’indulgenza: «Ne hanno dato un pezzettino anche a me».

Fonte: Stefania Falasca | Avvenire.it

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