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Italia in prima fila a Bruxelles contro la famiglia degli ideologi del gender

28 ottobre 2014 la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea a guida italiana, in cooperazione con l’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA) e il Segretariato generale del Consiglio UE, hanno promosso a Bruxelles il primo congresso LGTBQI all’interno del Consiglio d’Europa dal titolo: Affrontare la Discriminazione sull’Orientamento Sessuale e l’Identità di Genere.

I lavori sono stati aperti dal padrone di casa, l’Ambasciatore permanente dell’Italia presso l’UE Stefano Sannino, il quale ha incentrato il suo intervento sulla necessità di cambiare la mentalità popolare in tema di sessualità, concentrando i propri sforzi soprattutto all’interno delle scuole per porre fine alla presunta emarginazione e discriminazione delle persone LGBTQI. L’Ambasciatore italiano ha, infatti, denunciato la cappa di silenzio che, a parer suo, avvolge la comunità omosessuale, affermando la necessità di «aprire la porta in Europa alla questione Lgbt. Vogliamo discutere e cambiare la mentalità e l’atteggiamento nei confronti delle persone omosessuali, nelle scuole, nei posti di lavoro e nella società. Abbiamo bisogno di lavorare per dare voce a quella parte di società che non ne ha una».

Dichiarazioni, a dir poco, paradossali e sconcertanti tenuto conto del clima gay-friendly generale che pervade la nostra società a tutti i livelli a cominciare proprio dalle istituzioni europee. Sannino ha, inoltre, ricordato come tutti abbiano il diritto di essere felici, di amare e di essere rispettati. Felicità e amore per tutti, nessuno escluso, in nome di una utopistica ed illusoria uguaglianza.

A seguire, ha preso la parola Evelyne Paradis, direttore dell’«Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans ed intersex» (ILGA), che ha parlato di giornata storica per i diritti omosessuali in Europa dichiarando: «Vi è un chiaro segno di un sostegno crescente riguardo la strategia dell’UE sui diritti LGBTI. Inoltre, abbiamo visto segnali positivi a sostegno dello sblocco della proposta di direttiva globale contro la discriminazione nell’UE».

Sulla stessa linea anche il Commissario uscente per la Giustizia, Martine Reichert, che ha espresso il proprio totale sostegno all’”agenda LGBTQI promossa da ILGA Europe, criticando l’articolo 19 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea che prevede il voto unanime degli Stati membri per l’approvazione dei testi. Una prassi, secondo la Reichert, troppo democratica, che ostacolerebbe l’attuazione della «prospettiva di genere» e che pertanto andrebbe rivista modificando l’attuale assetto legale del Consiglio.

Per questo, ha chiarito la Reichert, «personalmente credo che una soluzione potrebbe essere quella di cambiare la base giuridica per consentire ad un gruppo di Stati membri di andare avanti e adottare le direttive sotto una cooperazione rafforzata». Una proposta che non ha però trovato d’accordo i rappresentanti di Germania, Irlanda e Croazia, per i quali la soluzione di modificare la base giuridica del Consiglio sostituendo l’unanimità con la cooperazione rafforzata minerebbe l’ethos comune dell’UE fondato sul collettivismo. Poi è stata la volta di Julia Ehrt, direttore di Transgender Europe, la quale ha portato a modello il caso esemplare della Danimarca dove recentemente è stato riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, inteso come la possibilità per ciascuno di decidere liberamente il proprio genere di appartenenza senza alcun intervento medico.

Per la Ehrt, infatti, stabilire il proprio sesso è una procedura puramente legale che deve prescindere da qualsiasi tipo di valutazione medica. Una prospettiva folle che affida l’identità sessuale dell’individuo, il suo essere maschio o femmina, ad una sorta di banale personale autocertificazione piuttosto che all’inconfutabile dato biologico.

Il particolare tema delle persone intersex è stato, invece, al centro degli interventi del ministro federale per gli Affari Familiari, gli Anziani, le Donne e la Gioventù della Germania, Caren Marks e del vice presidente del gruppo Diversità e Inclusione SODEXO, Jean-Michel Monnot, i quali hanno posto l’accento, appunto, sui diritti da riservare alle persone intersessuali, ossia coloro che nascono con specifiche patologie sessuali legate ad anomalie dei genitali.

Prima dell’intervento conclusivo dell’esponente del Partito Democratico, Ivan Scalfarotto, vi è stato il messaggio videoregistrato del cantante austriaco Thomas Neuwirth, in arte Conchita Wrust, vincitore del festival canoro europeo e paladino dei diritti LGBTQI che ha sottolineato l’importanza di «vivere in pace, in libertà, senza odio o paura». Un uomo con la barba vestito da donna che costituisce l’emblema della perversione e della schizofrenia contemporanea che in nome del principio non-discriminazione legittima e promuove qualsivoglia delirio individuale.

I lavori della giornata promossa dalla Presidenza semestrale italiana sono stati chiusi infine da Ivan Scalfarotto che, malgrado ricopra l’importante incarico di sottosegretario al ministero per le Riforme Costituzionali, si è lamentato del supposto clima discriminatorio vigente nel nostro paese in materia di diritti omosessuali dichiarando: «In Italia sono un cittadino di serie B».

Quindi ribadendo le promesse del presidente del Consiglio Matteo Renzi, enunciate nelle Aule del Parlamento e nei dibattiti televisivi, il promotore della legge per il contrasto all’omofobia e alla transfobia ha ricordato come il Partito Democratico abbia come progetto «quello di riconoscere le unioni civili tra persone omosessuali secondo un modello di legge simile a quello tedesco». Sempre seguendo l’esempio tedesco, verrebbe introdotta anche la cosiddetta «step child adoption», ossia l’adozione del figlio del proprio partner omosessuale.

ilgaIn parallelo con il congresso di Bruxelles, dall’altra parte del mondo, in Messico, si è tenuto, dal 27 al 31 ottobre, un altrettanto importante incontro mondiale LGBTQI, vale a dire, la 27° Conferenza di ILGA mondo, dal significativo titolo: De-colonizzare il nostro corpo. Un meeting internazionale al quale hanno preso parte rappresentanti di diversi stati dell’Europa occidentale tra i quali la Germania, la Finlandia, i Paesi Bassi, la Norvegia e la Svezia. Come simbolo della conferenza è stata scelta Tlazolteotl, una divinità Huasteca emblematica in quanto secondo le stesse parole degli organizzatori: «rappresenta la trasformazione, la lussuria, i peccati e l’oscenità; l’abbiamo scelto per la sua trasgressività, una forza che ci aiuti a trasformare il mondo».

Relatori della conferenza LGBTQI messicana sono stati anche diversi politici europei, come il polacco Robert Biedron, forte sostenitore per l’agenda LGBT presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e Ulrike Lunacek, Vice Presidente del Parlamento europeo. Al convegno ha partecipato anche Boris Dittrich, un ex politico olandese, conosciuto nei Paesi Bassi come “il padre del matrimonio gay”, attualmente direttore, presso l’organizzazione Human Rights Watch, del Programma per i diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Personaggio noto per avere dichiarato pubblicamente che il matrimonio di gruppo sarà il passo successivo dopo matrimonio dello stesso sesso.

I contemporanei convegni internazionali di Bruxelles e del Messico mostrano la portata dell’attacco globale rivolto dagli ideologi del gender alla famiglia e all’ordine naturale e cristiano. Dall’Europa all’America latina le potenti organizzazioni LGBTQI, con il compiacente appoggio delle istituzioni, impongono il loro diktat contro natura e si propongono, secondo le loro stesse parole, di «trasformare il mondo« fondandolo sulla «lussuria, i peccati e l’oscenità». Un utopico ed ideologico progetto anti umano inesorabilmente destinato al fallimento. (Lupo Glori e Dina Nerozzi)

Fonte: AgenziaCR

 

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